1,5 mln di bambini poveri del sud a rischio salute

E non solo, ma hanno pure accesso molto difficile a servizi come scuola e sport; vivono inoltre una condizione di deprivazione che espone i ragazzini sia ad essere  preda della criminalità organizzata e dello sfruttamento lavorativo, e sia agli effetti negativi sulla loro salute.
Sulla base dei risultati ottenuti, sostengono i pediatri e gli operatori del progetto “Crescere al sud”, nel mezzogiorno si registra il più alto tasso di parti cesarei, con una media superiore al resto del Paese, che è del 31,9%, e con picchi incredibili in Campania, Basilicata o Sicilia dove nasce chirurgicamente circa il 50% dei bambini.
Ma non finiscono qui gli svantaggi di questi bambini del sud.
Nella prima infanzia hanno poca possibilità di entrare in un nido e poi molte sono le dispersioni nella scuola dell’obbligo, mentre quasi impossibile è frequentare attività sportive.  
Una povertà quindi ingiuriosa e pesante, tanto che in termini generali vale pure come mancanza di istruzione, opportunità e informazioni con ricadute pericolose sullo stato di salute.
“Si è osservato”, affermano Antonio Correra, vicepresidente della Società Italiana di Pediatria e Paolo Siani, Presidente dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) “che i bambini provenienti da situazioni economico-sociali svantaggiate presentano maggiori percentuali di ricoveri inappropriati, minor accesso ai programmi vaccinali, ma anche maggiori possibilità di assumere abitudini di vita e modelli comportamentali errati, come fumo e cattiva alimentazione, e di subirne in età adulta le conseguenze (malattie cardiovascolari ecc.)”.
”La condizione sociale influenza fortemente l’accesso ai servizi sanitari. Sono infatti bambini che vivono in condizioni di basso livello socioculturale a richiedere più visite al Pronto Soccorso e a essere ricoverati. Molte delle consultazioni sono causate da problemi banali e questi bambini sono soggetti a un eccessivo numero di test di laboratorio e radiologici”.

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