Per questa volta è andata bene: niente 250 giornate di lezione, parità di ore settimanali di lavoro complessive, al posto delle già esperimentate 200 giornate per anno scolastico.
Tutto rimane come prima di oggi, che è appunto il Primo aprile e che, come è ormai consuetudine, sottolineiamo col tradizionale “pesce”, sperando che sia fresco, nel senso che non provochi inattese “ugge”, né fra i prof, né fra gli studenti, ma solo una godibile, larga, liberatoria risata: come è del resto il nostro intento.
Ma che è anche un modo, questo Primo aprile, di fronte alle secchezze di ogni giorno, di sottolineare che una volta l’anno, almeno, bisogna lasciare, come diceva Amleto, “i sassi e i fromboli di una vita stracca” fuori dalla porta e concedersi una risata, seppure a denti stretti.
Il sindacato, invece, che pesci non ne mangia e che è abituato alle contrattazioni pesanti, con ogni probabilità, continuerà nella sua dieta di magro, sperando che non smetta di piazzare bene le sue reti per pesche (non nel senso della frutta, ma della fauna acquatica) favorevoli ai docenti che in realtà hanno troppe incombenze e poco salario.
Ma questo pesce di aprile è inoltre l’occasione per augurare ai lettori della nostra testata un buon inizio della primavera, così come sembra sia nata questa costumanza dello scherzo: una sorta di rito propiziatorio per annunciare la nuova rinascita della terra coi suoi fiori e i suoi frutti; e pure per ricordare uno sfasamento del calendario, quando subentrò quello gregoriano al posto del giuliano.
Comunque sia, l’augurio rimane e con Aprile si “apre” appunto la nuova stagione: Aprile fa le rose e le bellezze ma tutto l’onore è del mese di Maggio.
Bene, con questo scherzo del Primo, segnaliamo che anche Aprile porta una nota di colore e un omaggio floreale per tutti coloro che ci leggono. Fiori per tutti, dunque, anche se per raccoglierli dobbiamo aspettare maggio.
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