
In questi giorni non si parla d’altro: la serie tv Adolescence sta facendo discutere tutto il mondo per lo spaccato fornito del mondo degli adolescenti di oggi. In tanti hanno commentato. Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, che parla spesso dei problemi dei giovani, però, non la guarderà.
Come riporta Vanity Fair, il primo ministro britannico, Sir Keir Stramer, ha proposto una campagna per portare Adolescence nelle scuole, così da combattere l’allarmante intensificazione della mascolinità tossica, la quale finisce per sfociare in vera e propria violenza.
Ecco le sue parole, a Il Corriere della Sera: “Non intendo ingrassare alcuna piattaforma digitale che, peraltro, in linea generale ritengo responsabili del degrado sociale cui stiamo assistendo”, ha detto lapidario.
Ecco comunque un piccolo commento: “Sono tutti anestetizzati, anche gli intellettuali e non si rendono conto che, il solo fatto di ritrovarci un società dove un tredicenne ammazza una compagna, dovrebbe far inorridire. Siamo di fronte a una società brutale, dove nessuno parla più di futuro. Dove sono le persone che scendono in piazza dopo i vari femminicidi? Anche loro sui social. Invece dovrebbero essere ogni giorno in piazza, a manifestare per un motivo preciso”.
Poi Crepet ha parlato dei giovani: “Sono francamente cresciuti dalla peggior generazione di adulti, o pseudo tali, della storia. Perché sono gli stessi genitori che si sentono undicenni, e lo dimostrano le stupidità che pubblicano sulle varie piattaforme social. Come può questa gente educare un adolescente alla responsabilità e alla consapevolezza di sé?”.
Divieto di smartphone, il creatore di Adolescence
Secondo l’esperto i social dovrebbero essere vietati ai preadolescenti: “Perché il governo vieti l’uso dei social fino ai 16 anni d’età. Come succede in Australia, per esempio”.
Come riporta The Guardian, anche il creatore di Adolescence Jack Thorne pensa di limitare l’uso degli smartphone per i ragazzini. In particolare, Thorne sostiene lo Smartphone Free Childhood Group, un gruppo di centomila genitori che chiede il divieto di uso dei social fino almeno ai quattordici anni.
Gramellini, Adolescence e la frustrazione di non piacere agli altri
Lo scrittore e giornalista Massimo Gramellini, invece, l’ha vista: “Avendola vista per davvero, ammetto che ha il merito di affrontare il tema più rimosso della nostra epoca: la frustrazione di non piacere agli altri. Il bisogno di riconoscimento fa parte della condizione umana dai tempi di Caino e Abele, ma i social lo hanno alimentato, creando dipendenza”.
“Un’ottima ragione per maneggiarli con cura, in particolare negli anni dell’adolescenza, quando la corteccia prefrontale non è ancora completamente sviluppata e il cervello emotivo è padrone assoluto del campo. In un minorenne la rabbia esplode senza filtri, anche se per fortuna non sempre con le conseguenze narrate nella serie, dove l’imberbe protagonista accoltella una coetanea che lo ha preso in giro su Instagram e, al termine del colloquio con la psicologa del carcere, sembra ossessionato da un unico aspetto della sua vicenda e della vita in genere: il bisogno di piacere agli altri, anche alla psicologa, e di venire rassicurato sul fatto di non essere brutto o comunque inadeguato”, ha concluso.