
La serie tv Netflix diventata virale “Adolescence“ provocherà un vero e proprio cambiamento culturale? In Regno Unito probabilmente sì: come spiega il Daily Mail, ci saranno lezioni anti-misoginia a scuola. I corsi faranno parte delle nuove linee guida governative in materia di relazioni, salute ed educazione sessuale (RHSE), che saranno introdotte prima della fine dell’anno scolastico.
Lezioni anti-misoginia, in cosa consisteranno?
Sebbene le linee guida del partito laburista per le lezioni siano ancora in fase di elaborazione, si ritiene che includano contenuti volti a “sostenere relazioni sane”, a “consentire alle scuole di contrastare i comportamenti dannosi e garantire che la misoginia venga sradicata e non proliferi”, ha affermato il Times.
Fin dalla scuola primaria, i bambini saranno incoraggiati a “esprimere e comprendere i limiti, gestire le delusioni e prestare attenzione ai bisogni e alle preferenze propri e degli altri”, con contenuti modificati per i bambini più grandi in modo da riflettere le “complessità reali delle relazioni sentimentali e sessuali”, ha aggiunto la fonte.
I docenti devono conoscere obbligatoriamente il mondo degli adolescenti?
Maurizio Tucci, Presidente del Laboratorio Adolescenza di Milano, ha scritto un articolo su Il Corriere della Sera in cui sostiene che i docenti non si stanno interessando a fondo ai problemi sollevati da “Adolescence“. Ecco il lungo commento:
“L’82% degli adolescenti (86% delle ragazze) utilizza Instagram; il 74% (80% delle ragazze) utilizza TikTok; oltre l’80% frequenta una o più piattaforme per guardare serie televisive. Qualche anno fa la serie Tredici era stata tra le più viste dai teenager e oggi Adolescence (che per altro non è uscita da molto) è destinata a stracciare ogni record. Ci piaccia o no, questo è il loro mondo. Per la mia attività legata all’Associazione Laboratorio Adolescenza sono in costante contatto con decine di scuole, e quindi di dirigenti scolastici e insegnanti, che collaborano in modo prezioso con noi per consentirci di portare avanti, ormai da ventisette anni, la nostra attività di ricerca sugli stili di vita degli adolescenti”.
“Non voglio dire che tutti i docenti sentano, attraverso il loro lavoro, di svolgere una vera e propria missione, ma certamente non sono tra quelli (perché purtroppo esistono anche ‘quelli’) che considerano l’insegnamento un lavoro come qualunque altro, il che non è.
Ma quando con loro mi capita di parlare di social, di TikTok li trovo – con le dovute eccezioni, ovviamente – direi ‘disarmati’. Pochi hanno mai frequentato, anche solo per curiosità questi social. Apparentemente stiamo parlando di cose diverse: da un lato c’è la professionalità di un insegnante (nella quale rientra non solo la conoscenza della materia che si insegna e la capacità di farlo, ma anche la capacità di instaurare un rapporto saldo ed efficace con i propri alunni); dall’altro c’è la vita privata, il tempo libero che tutti – insegnanti compresi, ovviamente – abbiamo il sacrosanto ed in violabile diritto di utilizzare come meglio crediamo.
Ma tra queste due cose apparentemente molto distanti intravedo un collegamento non secondario che si chiama aggiornamento professionale. La pongo come domanda, perché non ho titoli e competenze specifiche per far altro: ha senso che l’aggiornamento professionale di un insegnante esuli completamente dal metterlo in condizioni di conoscere la realtà, il modo e il mondo in cui vivono i suoi allievi? La stessa domanda, anche se non si può più parlare tecnicamente di aggiornamento ‘professionale’, la rivolgerei ai genitori, ma anche ad altre figure che professionalmente sono a contatto con gli adolescenti. Ci possiamo permettere di non conoscere il loro mondo? Come pensiamo di poter essere loro d’aiuto prescindendone?
In ‘Adolescence‘ – che è un film, per carità – il poliziotto, che annaspa per poter trovare un movente ad un omicidio, commesso da un adolescente, che appare inspiegabile, inizia a venirne a capo solo quando un altro adolescente gli ‘traduce’ il significato di alcuni commenti, indecifrabili per chi non conosce la ‘lingua’, sui post social che i giovani protagonisti si erano scambiati. Ma se ‘Adolescence‘ è fiction, la strage familiare di Paderno Dugnano è realtà, come sono realtà le tante istigazioni al suicidio che circolano sui social, spesso utilizzando proprio linguaggi noti solo al popolo degli adolescenti.
Certo, per gli insegnanti il discorso è diverso da quello dei genitori. Non dobbiamo dimenticare che per loro – seppure si possano sentire ‘missionari’ – insegnare è comunque un lavoro, retribuito male e socialmente sempre più sottovalutato. Dovrebbe spettare a chi programma l’aggiornamento professionale tener conto che il mondo cambia ed adeguare l’aggiornamento al mondo. Tralasciando quanto di obsoleto ci possa essere nei programmi per sostituirlo con elementi di conoscenza che oggi appaiono indispensabili per interagire efficacemente con una adolescenza sempre più complessa ed esposta a rischi”.