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Agiografia dei santi Alfio Quirino e Filadelfo. Molti dubbi e tanti forse

I santi Alfio, Quirino e Filadelfo non sono dell’Italia meridionale ma “oriundi” della regione della prefettura della Hispania Tarragonese, abitata dal fiero popolo dei Vasconi. Così almeno racconta l’agiografo.
FORSE non erano fratelli naturali, di nascita, ma lo diventarono quando nacquero alla vita eterna col martirio. FORSE erano giovani ufficiali o figli di alti funzionari statali: scoperti come cristiani, non frono liquidati sul posto ma portati a Roma, (FORSE degradati) e spediti in esilio nell’antica città di Leontini (oggi Lentini), una colonia della Magna Grecia sorta nel 729 av. C.
Senza stare molto a cincischiare con i sofismi (ndr. parliamo della città di Gorgia!), i 3 si diedero subito a predicare il Vangelo, quindi recidivi, non scamparono alla condanna a morte, eseguita FORSE al tempo di Licinio Valeriano (254-9 ?). Quando poi scoppiò l’iconoclastia e l’indegno vescovo Crescente buttò via tutte le reliquie venerate a Lentini, quelle dei 3 martiri furono poste in salvo dall’arcivescovo Luciano, che in seguito fu vescovo ortodosso della stessa città.
In seguito fu composta una complessa narrazione – interminabile e più intricata di una telenovela – che mette insieme il ricordo di santi diversi e di epoche diverse, ma senza oscurare il nucleo originale della storia. Una narrazione già così complessa, fu ancora più complicata dal gesuita Ottavio Gaetani e altri eruditi, i quali isolarono quasi tutti i personaggi che vi appaiono (carcerieri, giudici, ecc.) considerandoli “sanati, e crearono una “Vita” per ciascuno di loro, estrapolando dalla “Passio” episodi diversi.
Il procedimento non è insolito: così come quasi tutti i personaggi del Nuovo Testamento erano stati considerati santi (es. la Samaritana “Fotinì”, il Centurione “Longino”…) così gli eruditi dei secoli XVI-XVII hanno considerato “santi”, non pochi personaggi che appaiono nelle loro “Vite” ma che non hanno mai avuto veramente una certezza storica, né un qualche culto.
Come scrive padre Bartolomeo I patriarca ecumenico di Costantinopoli, la Chiesa (priva di ogni potere mondano, perseguitata e messa a morte quotidianamente) fa sorgere i santi, che hanno la grazia di Dio in vasi di argilla, che vivono dentro la luce della trasfigurazione e vengono condotti da Dio al martirio e al sacrificio. I santi martiri mettono in comunicazione la persona umana con la persona di Cristo – uomo/Dio -; essi conducono alla divinità increata l’uomo creato; i santi provocano in ognuno di noi non un semplice miglioramento o perfezionamento morale ma un cambiamento ontologico della natura dell’uomo. Per questo motivo la speranza della Chiesa non si
trova in questo mondo.
Secondo una dotta interpretazione, nella festa dei 3 santi Alfio, Cirino (Quirinio) e Filadelfo si nasconderebbe il culto divino della SS. Trinità: Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Non più tre fratelli, ma un solo Dio in tre persone. I cristiani dei primi secoli infatti (e poi durante il Medio Evo) semplificarono ed umanizzarono ogni contenuto spirituale dell’alta teologia dei padri della Chiesa così come scaturiva dalla lettura profonda del Nuovo Testamento.

(Queste considerazioni sono liberamente tratte da: Antonio Monaco “Ombre della Storia dei Santi”, Asterios Editore Trieste, 2005, pp. 314; ed anche Feltrinelli).

Giovanni Sicali

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