La Basilica di San Pietro nella Città del Vaticano
E’ stata recentemente resa pubblica una nota sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana predisposta (e poi firmata) da due dicasteri vaticani (Dicastero per la Dottrina della Fede – prefetto Card. Fernández – e Dicastero per la Cultura e l’Educazione – Card. Tolentino de Mendonça).
La nota è stata poi presentata a Papa Francesco nell’Udienza concessa il giorno 14 gennaio 2025. Il Papa ha approvato la Nota e ne ha ordinato la pubblicazione. La nota è disponibile al linkhttps://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20250128_antiqua-et-nova_it.html
Si tratta di un documento molto denso, complesso, lungo ma di grandissimo interesse perché sistematizza il pensiero della Chiesa su un tema che viene seguito con grandissima attenzione dal Magistero e da papa Francesco stesso.
Si pensi, ad esempio, a fatto che nel 2024 il papa è già intervenuto con due documenti specifici sul tema dell’intelligenza artificiale (Messaggio per la giornata della pace 2024 e messaggio per la LVIII giornata della comunicazione sociale). Inoltre, come ben si ricorderà, papa Francesco è direttamente intervenuto al G7 in Puglia, a giugno, parlando proprio di intelligenza artificiale.
Ma vediamo i temi principali del documento Antiqua et Nova
L’IA, a differenza di altre creazioni umane, è progettata per imitare l’intelligenza umana, addestrandosi sui prodotti dell’ingegno umano e generando nuovi “artefatti” a velocità e abilità paragonabili o superiori a quelle umane. “Uno degli scopi di questa tecnologia è di imitare l’intelligenza umana che l’ha progettata.” “L’IA può essere addestrata sui prodotti dell’ingegnosità umana e quindi generare nuovi “artefatti” con un livello di velocità e abilità che spesso uguagliano o superano le capacità umane.” Ciò solleva preoccupazioni riguardo all’influsso dell’IA sulla “crescente crisi di verità nel dibattito pubblico (…) suscitando preoccupazione per il suo possibile influsso sulla crescente crisi di verità nel dibattito pubblico.”
L’IA, apprendendo e adottando scelte in autonomia, pone “problemi sostanziali di responsabilità etica e di sicurezza, con ripercussioni più ampie su tutta la società.”
“Essendo una tale tecnologia progettata per imparare e adottare in autonomia alcune scelte, adeguandosi a nuove situazioni e fornendo soluzioni non previste dai suoi programmatori, ne derivano problemi sostanziali di responsabilità etica e di sicurezza, con ripercussioni più ampie su tutta la società.”
La Chiesa offre la sua esperienza per un discernimento sull’IA esortando quanti hanno l’incarico di trasmettere la fede (genitori, insegnanti, pastori e vescovi) a dedicarsi con cura e attenzione a tale urgente questione.
Il documento è rivolto sia agli addetti ai lavori sia a chi condivide l’esigenza di uno sviluppo scientifico e tecnologico al servizio della persona e del bene comune ma è pensato anche per essere accessibile a un pubblico più ampio, vale a dire a coloro i quali condividono l’esigenza di uno sviluppo scientifico e tecnologico che sia diretto al servizio della persona e del bene comune.”
Dopo aver definito l’IA il documento ne analizza i limiti chiarendo che l’intelligenza è infatti una facoltà relativa alla persona nella sua integralità, mentre, nel contesto dell’IA, è intesa in senso funzionale, spesso presupponendo che le attività caratteristiche della mente umana possano essere scomposte in passaggi digitalizzati, in modo che anche le macchine possano replicarli. SI passa quindi ad una analisi dell’Intelligenza umane nella nella tradizione filosofica e teologica. DI particolare rilevanza la distinzione tra “ragione” (ratio) e “intelletto” (intellectus). Il concetto di intelligenza si articola in due modi complementari di operare: l’ intellectus coglie la verità intuitivamente, mentre la ratio procede attraverso il ragionamento.
“Il termine intelletto è desunto dall’intima penetrazione della verità; mentre ragione deriva dalla ricerca e dal processo discorsivo.
La persona umana – secondo la visione teologica – trascende il mondo materiale grazie all’anima, partecipando della luce della mente di Dio, pur rimanendo legata al corpo. Inoltre l’intelligenza umana è intrinsecamente relazionale, trovando la sua piena espressione nel dialogo, nella comunione interpersonale e nella solidarietà.
Da ciò derivano i limiti dell’AI rispetto all’intelligenza umana:
Lo sviluppo scientifico e tecnico è una forma di collaborazione dell’uomo con Dio nel portare a perfezione la creazione e in fondo tutti i traguardi scientifici e tecnologici sono, in ultima analisi, doni di Dio. Tuttavia va sempre ricordato che la tecnologia ha risolto e può risolvere molti problemi, ma non tutte le innovazioni sono un progresso autentico.
Ne consegue che lo sviluppo tecnologico deve essere diretto al servizio della persona e contribuire a giustizia, fraternità e rapporti sociali umani.
IL documento passa poi a “richiamare l’attenzione sull’importanza della responsabilità morale fondata sulla dignità e sulla vocazione della persona” sostenendo che “tra una macchina e un essere umano, solo quest’ultimo è veramente un agente morale”. È così cruciale determinare gli scopi dei sistemi di IA e assicurarsi che siano ordinati al bene delle persone, non contro di esse. Inoltre, nella misura in cui l’IA può assistere gli esseri umani nel prendere decisioni, gli algoritmi che la guidano dovrebbero essere affidabili, sicuri, sufficientemente robusti da gestire le incongruenze, e trasparenti nel loro funzionamento per attenuare pregiudizi (bias) ed effetti collaterali indesiderati.
Il documento passa poi in rassegna una pluralità di contesti specifici in cui l’IA agisce evidenziando le sfide che essa pone in termini di opportunità ma anche di rischi.
Le questioni affrontate sono le seguenti:
Al tema educazione e IA il documento dedica ampio spazio (da punto 77 a punto 84).
Dopo aver definito (77) l’educazione come “formazione integrale della persona nelle sue diverse dimensioni (intellettuale, culturale, spirituale…) incluse, ad esempio, la vita comunitaria e le relazioni vissute all’interno della comunità accademica» nel rispetto della natura e della dignità della persona umana” il documento (78) sottolinea come essa non si ferma alla pura dimensione intellettuale ma è sempre un “rischiare nella tensione tra la testa, il cuore e le mani”.
Diventa così cruciale l’interazione con la figura umana del docente: “la presenza fisica dell’insegnante crea una dinamica relazionale che l’IA non può replicare, unadinamica che approfondisce l’impegno e alimenta lo sviluppo integrale dello studente” (79).
L’IA presenta sia opportunità che sfide: può essere “preziosa risorsa educativa, migliorando l’accesso all’istruzione e offrendo un supporto personalizzato e riscontri immediati agli studenti” (80) ma l’ampio ricorso all’IA in ambitoeducativo potrebbe portare a un’accresciuta dipendenza degli studenti dalla tecnologia, intaccando la loro capacità di svolgere alcune attività in modo autonomo e un peggioramento delladipendenza dagli schermi (81).
Oltre a ciò, mentre alcuni sistemi di IA sono stati pensati in modo specifico per aiutare le persone a sviluppare le proprie capacità di pensiero critico e di risoluzione dei problemi, molti altri programmi si limitano a fornire risposte invece di spingere gli studenti a reperirle da sé, oppure a scrivere essi stessi dei testi (82)
Inoltre, è noto che gli attuali programmi di IA possono fornire informazioni distorte o artefatte, inducendo gli studenti ad affidarsi a contenuti inesatti. «In questo modo, non solo si corre il rischio di legittimare delle fake news e di irrobustire il vantaggio di una cultura dominante, ma di minare altresì il processo educativo in nuce». Con il tempo, la distinzionetra usi appropriati e non appropriati di tale tecnologia, sia in campo formativo che nella ricerca, potrebbe farsi più chiaro. Nello stesso tempo, un decisivoprincipio guida èche l’uso dell’IA dovrebbe sempreessere trasparente e mai ambiguo (84).
Il documento si chiude con una riflessione finale che ribadisce la necessità di uno sviluppo della responsabilità e della coscienza che sia proporzionale alla potenza della tecnologia. Ogni applicazione dell’IA deve essere valutata per stabilire se promuova la dignità umana e il bene comune e l’IA deve essere considerata entro un orizzonte di intelligenza relazionale e responsabilità condivisa.
Diventa cruciale valorizzare tutto ciò che è umano, evitando un “riduzionismo digitale”.
“Per impedire, tuttavia, che i progressi della scienza rimangano umanamente e spiritualmente sterili, si deve andare oltre la mera accumulazione di dati e adoperarsi per raggiungere una vera sapienza.” (113)
E’ proprio per questo motivo che Tecnica della Scuola e il gruppo di ricerca Paths di Indire hanno realizzato il questionario rivolto ai docenti di ogni ordine e grado delle nostre scuole, per affrontare il tema dell’AI applicato alla didattica.
Una ricerca unica in Italia, il primo questionario per gli insegnanti che si stanno cimentando con quello che da molti è visto come lo strumento che caratterizzerà il presente e il futuro della nostra vita, in ogni settore, compresa la scuola.
Tante le ricerche internazionali susseguitesi negli ultimi tempi che hanno cercato di capire se l’intelligenza artificiale può essere utilizzata nella pratica didattica del docente per migliorare l’apprendimento degli studenti.
Grazie all’indagine lanciata da Indire e La Tecnica della Scuola, il docente risponderà a una serie di domande semplici ma pratiche chiarendo qual è il rapporto attuale che vive con l’IA. L’utilizzo di questo strumento, a disposizione di tutti i docenti, può riflettersi sull’apprendimento degli alunni che, in alcuni casi, sembrano essere più avanti dei loro insegnanti nella conoscenza del mezzo.
La ricerca proverà a svelare, con l’aiuto dei partecipanti, quale uso il docente fa dello strumento, se può servire nella pianificazione delle attività didattiche, nell’organizzazione delle attività extra docenza, quanto e in cosa può essere utile per lo studente, i motivi che possono ostacolare (se ci sono) l’utilizzo dell’IA in classe.
I risultati dell’indagine, che si chiuderà il 16 febbraio 2025, saranno pubblicati sul portale della Tecnica della Scuola e sul sito di Indire.
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