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Giorni di scuola, si passa da 200 a 250 per anno scolastico. Sindacati in rivolta – ESCLUSIVO

Crescono i giorni di scuola minimi per rendere l’anno scolastico valido: con provvedimento legislativo proposto dal Consiglio de Ministri, e recepito dal dicastero dell’Istruzione e del Merito, è stato infatti cancellato l’articolo 74/3 del decreto legislativo 297/94 che prevede che “allo svolgimento delle lezioni sono assegnati almeno 200 giorni in un anno scolastico”.

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Trattandosi di materia molto delicata, il Governo ha incaricato il Ministro dell’istruzione di disporre  secondo le sue deleghe e dunque gli ha dato mandato affinché la proposta della maggioranza governativa avesse luogo, vale a dire di abrogare, a partire da oggi, la precedente legge e di promulgarne un’altra che sarà inserita nella prossima Gazzetta Ufficiale.

“Tenuto conto – si legge nel dispositivo 1/4/25 all’articolo NO25 – che in tutto il globo terracqueo le giornate lavorative sono in numero di 250, su un totale di 365 giorni complessivi, non considerando gli anni bisestili, dentro cui sono pure conteggiate 52 domeniche, 52 sabati e 10 festività nazionali, con la presente legge viene stabilito che allo svolgimento delle lezioni sono assegnati, in un anno scolastico, non più un minimo di 200 giorni, come prevedeva il dispositivo di legge del 1994, ma almeno 250 giornate”.

“Sicuramente – si legge ancora – oltre alle festività nazionali, sono previsti due giorni a scelta del Consiglio di Istituto per le festività locali, per non deludere l’utenza e i docenti”.

Il dispositivo continua con altre osservazioni e moniti, come la revisione complessiva degli orari di lezione che di conseguenza aumenteranno, non nel calendario settimanale, che per lo più rimarrà immutato, ma in quello annuale, per cui, esempio, le 27-30 ore medie settimanali di lezione di un liceo si dovranno comunque realizzare, mentre aumenterà di conseguenza il monte ore annuale, con l’aggiunta appunto di altri 50 giorni

In allarme i sindacati della scuola, appena appresa la notizia, e già in agitazione permalosa anche gli alunni, secondo i quali si tratta di una vera e propria soverchieria nei loro confronti, essendo ampiamente abituati alle vacanze lunghe, oltre a quelle di cui si servono marinando la scuola o uscendo dalla classe lamentando malori vari. 

Indignati soprattutto, e già col coltello della guerriglia fra i denti, per affermare il loro diritto alle ferie, gli insegnanti di ogni ordine e grado, mentre dalle parti del ministero si annuncia pure che, su istanza del Governo, nelle rimanenti giornate non lavorative, 20 in tutto, considerati i 30 di diritto alle ferie, saranno implementati corsi di aggiornamento obbligatori. 

D’altra parte, è il commento del Governo, non si capisce il motivo per il quale i prof devono avere meno giorni di funzione, se quelle lavorative nel loro complesso sono 250. E dunque, perché a loro solo assegnarne appena 200? E non sono fra l’altro accusati i prof di godere di troppe vacanze, rispetto agli altri impiegati anche dello Stato? Allora, si sottolinea, un riordino tanto più atteso quanto inaspettato. 

Tuttavia, tale surplus di giornate riguarda pure la mission educativa della scuola nei confronti dei ragazzi che devono allenarsi al lavoro e alla fatica futura, considerato che studiare è un lavoro e dunque anche per gli studenti vale il principio della “giornata lavorativa”, in ottemperanza all’ordinamento di legge sul lavoro dipendente.  

Preoccupati, certamente, gli operatori turistici, perché rischiano di avere alberghi e sedie sdraio sulle spiagge vuote, mentre respirano i pensionati a cui verrebbero aperte tutte le porte, essendo gli unici che non contano più le giornate né lavorative né festive, ma solo quelle del riposo, anche troppo, sibila qualcuno. 

Pasquale Almirante

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