Si aggroviglia la questione del bonus da 200 euro che il Governo ha reso disponibile per le famiglie nell’ottica di sostenerle in fase di rincaro bollette e inflazione galoppante (pare si stia assestando all’8%).
Mentre il sindacato Flc Cgil, offrendo una diversa interpretazione della normativa, assicura che i docenti precari, anche quelli con contratto al 30 giugno, potranno ricevere il bonus facendo domanda all’Inps entro il 31 ottobre (qualora nel 2021 abbiano svolto almeno 50 giornate di lavoro effettive e purché si ritrovino al di sotto del limite reddituale di 35.000€ per l’anno 2021), anche il Governo, a quanto sembra, si trova d’accordo a fare beneficiare della misura di sostegno economico una tantum i precari scuola e in questi giorni sarebbe già in cerca di risorse aggiuntive.
Lo apprendiamo da Italia Oggi. Il bonus, infatti, a prescindere dall’interpretazione della norma, nel momento in cui venisse esteso a tutto il personale scolastico con contratto in scadenza al 30 giugno, comporterà risorse aggiuntive tali da potere arrivare a una platea di 150mila soggetti aggiuntivi, il che significherebbe qualcosa come 30 milioni di euro in più da destinare a questo scopo.
Il contratto al 30 giugno, infatti, nel mondo della scuola riguarda numerose categorie: dai supplenti assunti in deroga sul sostegno a tutti i supplenti della scuola dell’infanzia, le cui lezioni terminano proprio il 30 giugno, e lo stesso organico Covid (docenti e Ata) sempre dell’infanzia.
Il punto è che il bonus viene erogato ai dipendenti nella busta paga di luglio e ai percettori del Naspi, l’indennità di disoccupazione, nel mese di giugno. E ciò taglia fuori il personale scolastico con contratto al 30 giugno: questi soggetti infatti non ricevono né busta paga di luglio, né Naspi di giugno.
Ora, da quanto emerge nell’articolo di Italia Oggi, a firma di Marco Campione, sembrerebbe che il Governo si riprometta di riconoscere il contributo agli esclusi a inizio d’anno scolastico, dopo avere effettuato i calcoli precisi relativi alla platea di persone rimaste fuori dal beneficio statale.
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