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Bullismo, esplode il caso a Como: insulti omofobi e antisemiti contro un compagno di classe. I dati italiani sul fenomeno

Di tanto in tanto si vincono battaglie, ma la guerra al bullismo e alle angherie è ancora aperta e la fine appare lontana. Ce lo ricorda la cronaca di questi giorni: abbiamo riportato la notizia del processo per stalking di tre studenti di uno dei più prestigiosi licei di Como che hanno preso talmente sul serio il loro ruolo di bulli da finire alla sbarra, rinviati a giudizio dal Tribunale dei minori.

Vittima di turno un loro compagno di classe, sedicenne, bersagliato quotidianamente da insulti per lo più a sfondo omofobo e antisemita, corredati da frasi inneggianti al fascismo. Nel corposo dossier in possesso dei giudici – continua La Repubblica – ci sono messaggi minacciosi, anche di morte, con allegate foto di teste di animali mozzate, di svastiche e di armi.

Di tutto questo si parlerà in tribunale, ma resta il fatto che l’episodio di Como è la classica punta dell’iceberg che lascia comunque immaginare quello che c’è sotto la superficie dell’acqua: secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, gli undicenni vittime di bullismo sono il 18,9 % dei ragazzi e il 19,8% delle ragazze; nella fascia di età tra i 12 e 13 anni sono il 14,6% dei maschi e il 17,3% delle femmine; gli adolescenti (15 anni e oltre) sono il 9,9% dei ragazzi e il 9,2% delle ragazze. Più o meno le stesse percentuali le ritroviamo nei casi di cyberbullismo.

Secondo l’ONG “Bullismo senza frontiere”, che ha condotto nel 2022 un importante studio sul bullismo nel mondo, l’Italia si piazza al diciottesimo posto con 32.600 casi accertati in questa speciale classifica che vede al primo posto il Messico con 270.000 casi. Se questo può consolarci, in Europa molti altri Paesi come la Spagna, la Francia, il Regno Unito, la Svezia, la Germania, superano l’Italia per numero di casi riscontrati.

In questi anni l’Italia ha fatto grandi passi in questo ambito. A livello normativo, ad esempio, il 18 giugno 2017 è entrata in vigore la legge n. 71, per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo.

La norma fornisce per la prima volta una definizione giuridica del cyberbullismo e indica misure di carattere preventivo ed educativo nei confronti dei minori da attuare in ambito scolastico, e non solo. Il fenomeno è, comunque, talmente complesso che una legge, da sola, non basta a comprenderlo nella sua interezza.

Come sottolinea, infatti, il Ministero della Salute, “il bullismo è associato a problemi di salute nel periodo adolescenziale che includono disturbi d’ansia e dell’umore, ideazione suicidaria, autolesionismo e disturbi da deficit di attenzione e da comportamento dirompente”. L’esperienza dimostra che è la scuola il luogo privilegiato in cui curare questi disturbi del comportamento e che i trattamenti più efficaci per le condotte antisociali riguardano lo sviluppo di competenze emotive e relazionali che iniziano precocemente, ovvero in età infantile per favorire il controllo dell’aggressività, la resilienza e l’autostima, mediante il potenziamento di abilità come la capacità di autoregolazione delle emozioni, di definizione di obiettivi personali e di abilità relazionali.

Gabriele Ferrante

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