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Cassazione si esprime sulla tutela e il diritto alla privacy dei messaggi whatsapp. Il ds non può censurare il libero pensiero del docente

Troppo spesso capita che alcuni dirigenti scolastici, con lo scopo di controllare le dinamiche interne alla scuola, intervengono ad ammonire i docenti che esprimono un pensiero critico, attraverso un messaggio whatsapp nei numerosi gruppi amministrati dai collaboratori del dirigente. Una recente decisione della Corte di Cassazione, anche se riferita ad una azienda privata, ha stabilito che il dirigente dell’azienda non può utilizzare le chat private dei dipendenti, anche se pubblicate su gruppi whatsapp, ai fini di sanzioni disciplinari. Questa sentenza, per gli uffici legali dei sindacati della scuola, è applicabile anche nel settore scolastico e quindi nei confronti del dirigente scolastico. Quindi é importante sapere che un dirigente scolastico non può censurare il libero pensiero del docente che dovesse esprimere una critica garbata nei gruppi della scuola.

Numerosissimi gruppi whatsapp nelle scuole

La comunicazione digitale ormai è un canale fortemente diffuso nelle nostre scuole, ma è bene ricordarlo non si tratta di canali ufficiali, ma semplicemente di canali privati tra persone che hanno un comune interesse. La partecipazione a tali canali è libera e non può condizionare in alcun modo il docente a doverlo considerare come uno strumento ufficiale.

Quasi tutte le scuole hanno istituito gruppi whatsapp per ogni cosa: c’è il gruppo del collegio docenti, ci sono i gruppi dei consigli di classe, il gruppo del GLO, il gruppo del Consiglio di Istituto, il gruppo dell’orientamento o degli orientamenti, il gruppo del PCTO, il gruppo dello staff del ds, il gruppo delle funzioni strumentali, il gruppo dei dipartimenti, il gruppo dei laboratori, il gruppo del open day, il gruppo delle RSU, il gruppo dei rappresentanti, il gruppo dei coordinatori, il gruppo del PNRR, il gruppo degli eventi e della comunicazione, il gruppo degli assistenti tecnici, amministrativi, il gruppo dei collaboratori scolastici.

La presenza di tutti questi numerosissimi gruppi whatsapp nelle scuole, fa circolare tantissimi screenshot per la scuola, che molto spesso finiscono all’attenzione del dirigente scolastico. In alcune scuole accade che sia lo stesso dirigente scolastico a fare parte di questi gruppi privati che nulla hanno di ufficiale.

Proprio per l’esistenza di questi numerosi gruppi e dei fiumi di messaggi che ogni anno scolastico vengono scambiati all’interno di queste chat, è di fondamentale importanza conoscere e comprendere, in punta di diritto e di tutela della privacy, quale sia il limite di demarcazione e il giusto equilibrio tra libertà di pensiero e libertà di esprimere una valutazione, una critica e l’offesa alla dignità professionale del dirigente scolastico.

A tal proposito diventa interessante la recente decisione della Corte di Cassazione che con la sentenza n. 5331/2025 pubblicata il 28 febbraio 2025, stabilisce il diritto del lavoratore a esprimere liberamente le proprie opinioni, anche se critiche, nei confronti dell’organizzazione o dei suoi membri, purché non si traducano in atti di violenza o di discriminazione aperta.

La decisione della Corte di Cassazione

Molto interessante è l’analisi generale fatta dalla Corte di Cassazione al riguardo il diritto di critica costruttiva che può essere mossa da un dipendente verso l’organizzazione del lavoro della sua azienda. Tali analisi trovano riscontro più in generale, tanto da essere applicate anche nella pubblica amministrazione e quindi anche nelle nostre scuole.

La sentenza sottolinea in modo inequivocabile l’importanza dell’equilibrio tra il diritto dei dipendenti di esprimere critiche costruttive e la necessità per i datori di lavoro di mantenere un ambiente lavorativo rispettoso e collaborativo. In buona sostanza la sentenza invita i dirigenti a considerare le critiche manifestate per chat nei gruppi dei dipendenti, anche se fortemente negative, un’opportunità per migliorare le proprie azioni organizzative interne. L’importante per la Cassazione è che la critica sia esposta in modo civile e corretta dal punto di vista della sua esposizione.

Inoltre la Corte ha puntualizzato, in modo dettagliato e preciso, che le comunicazioni tra privati, come quelle scambiate nei gruppi WhatsApp, godono della tutela della privacy, poiché si tratta di conversazioni private. La violazione di tale riservatezza, attraverso la raccolta e l’utilizzo di messaggi per censure, richiami verbali o scritti, aperture di procedimenti disciplinari, non è considerata lecita e presenta numerosi limiti di legittimità.

Il ds e la libertà di pensiero del docente

Il dirigente scolastico deve fare molta attenzione e porre molta cautela quando utilizza il suo ruolo per entrare in dinamiche che sono fortemente tutelate dal rispetto della privacy e dalla libertà di espressione e il diritto alla critica. Su tale concetto c’è una numerosissima giurisprudenza, anche riguardante le relazioni tra docenti e dirigente scolastico, che tutela il libero pensiero e il diritto alla critica del docente, anche se tale critica fosse ironica, satirica e rientrante nei giusti parametri della liceità e della continenza. Tale tutela persiste pienamente, scrive il Tribunale di Reggio Calabria in una sentenza avversa a una dirigente scolastica, anche se la critica denunciasse disfunzioni e criticità organizzative della scuola e del suo dirigente scolastico.

Lucio Ficara

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