Ogni giovedì un appuntamento con i grandi della scienza, raccontati sotto un punto di vista storico. Negli appuntamenti della rubrica, ad esempio, si parlerà della passione per l’alchimia di Newton, della tenacia di Marie Curie e di Pasteur, della pazienza di Darwin e dell’audacia di James Cook; verranno mostrati congegni e invenzioni che oggi non si ricordano più, ma che hanno segnato la nostra cultura, si ripercorreranno la nascita e lo sviluppo delle scienze della vita e della mente.
Oggi la divulgazione scientifica è una pratica sempre più diffusa. Gli esperti di ogni settore si prodigano per spiegare questioni al centro di accesi dibattiti: dai vaccini ai cambiamenti climatici, passando per la rivoluzione digitale, ricercatori e giornalisti cercano di rendere comprensibile il lavoro svolto e di chiarire ogni dubbio sulle nuove frontiere tecnologiche.
Manca però quasi del tutto una prospettiva storica: il passato viene richiamato raramente, al massimo come colta e doverosa introduzione, che ci ricorda qualche data o un evento.
Questo è un problema, perché la storia della scienza è una disciplina fondamentale per ricucire le evidenti lacerazioni fra comunità scientifica e società civile; per capire come mai uno scienziato debba possedere una cultura ampia e umanistica. È fondamentale per comprendere che la conoscenza scientifica non è un sistema di verità. Si tratta di uno spazio conoscitivo imprescindibile per riflettere sulle regole del gioco, su quell’impalcatura che ci serve per proseguire il cammino iniziato molti secoli fa.
Anche a scuola il tempo per studiare la storia della scienza è poco: perché parliamo di una disciplina, interdisciplinare per definizione che sfugge ai programmi ministeriali, sospesa fra le ore di filosofia e quelle delle materie scientifiche.
Senza la pretesa di fornire ricostruzioni esaustive o risposte definitive, ma nella speranza di ravvivare curiosità, passione per la conoscenza, voglia di scoprire: in altre parole per dare vita a numerose domande. Perché a salvarci saranno delle buone domande.
L’obiettivo è quello di introdurre le nuove generazioni alla storiografia, cercando di cogliere la mente in azione e di scovare nel passato “un altro presente”; per abituarsi alla complessità, per imparare dagli errori e dai vicoli ciechi; per osservare equilibri concettuali che hanno dato vita alle idee alimentando la creatività; per riscoprire il valore del dubbio, dell’incertezza a fronte della pericolosità delle false credenze e dei preconcetti.
La rubrica è a cura da Dario De Santis, dottore di ricerca in storia della scienza presso il centro interdipartimentale di ricerca Aspi – Archivio storico della psicologia italiana dell’Università degli studi di Milano-Bicocca. Ha pubblicato diversi libri sull’argomento e nel 2020 ha inaugurato il canale di divulgazione Storie di scientifica ironia su YouTube.
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