Attualità

Contratto scuola, Fracassi (Flc-Cgil) non ci sta: “Con le risorse in campo l’aumento sarebbe di 60 euro, ci vuole uno stanziamento aggiuntivo”

Il 26 marzo scorso Aran e sindacati si sono incontrati per una ricognizione precisa delle risorse disponibili per il rinnovo del CCNL “Istruzione e Ricerca”.
Dell’esito dell’incontro parliamo con Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc-Cgil.

Segretaria, proviamo a mettere un primo punto fermo?
Le risorse disponibili sono solo quelle stanziate dalle leggi di bilancio degli scorsi anni per un aumento complessivo delle retribuzioni pari al 5,78% del 2024, a cui si somma un ulteriore 0,22% sul salario accessorio dal 2025, per un totale complessivo del 6%.

Cosa si potrà fare con questi soldi?
Al momento si prospettano i seguenti aumenti lordi medi mensili: 142 euro per il settore Scuola, 141 per l’Università, 173 per l’Afam e 211 euro per la Ricerca. Vale a dire un terzo di quello che sarebbe dovuto. Ci pare una straordinaria ingiustizia per i lavoratori e le lavoratrici di un comparto fondamentale. Inoltre occorre ricordare che l’atto di indirizzo ripropone la figura del docente stabilmente incentivato, una sorta di carriera per circa 14.000|20.000 docenti su un milione e tra nove anni e anche il middle management sotto mentite spoglie.

Il vostro primo commento qual è?
Non possiamo fare altro che denunciare la totale inadeguatezza degli aumenti e ribadiamo che per tutelare le retribuzioni del personale del comparto servirebbero aumenti medi di almeno 400 euro mensili, in considerazione del livello di inflazione oltre il 17% nel triennio di riferimento.

Quindi a contratto firmato docenti e Ata avranno una media di 140 euro in più rispetto ad oggi?
Assolutamente no, perché si deve considerare che quasi il 60% degli aumenti sono già stati attribuiti unilateralmente sotto forma di anticipazione, ovvero come indennità di vacanza contrattuale “maggiorata”, pari a circa 80 lordi euro mensili in media. Questo significa che gli aumenti effettivi che i lavoratori si vedranno attribuire in busta a fine trattativa saranno poco più di 60 euro lordi medi mensili. Tutto questo avviene in un contesto in cui le retribuzioni dei lavoratori italiani, dal 2008 a oggi, sono diminuite in valore reale di circa l’8% (fonte OIL-ILO). Percentuale che quasi raddoppia nel caso dei dipendenti pubblici. Un fatto unico nel panorama internazionale! Insomma, pur in un contesto di grande difficoltà economica, si continua a dare le briciole alle lavoratrici e ai lavoratori.

E quindi come intendete muovervi e come pensate di condurre la trattativa?
A noi appare chiaro che la strada per il rinnovo contrattuale parte in faticosa salita, ma il nostro obiettivo continua a rimanere l’ottenimento di risorse aggiuntive che facciano giustizia della perdita di valore d’acquisto subita dalle lavoratrici e dai lavoratori del comparto “Istruzione e Ricerca”.

Reginaldo Palermo

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