I lettori ci scrivono

Didattica a distanza: la libertà di sacrificarsi

E’ iniziata la terza settimana di isolamento, chiusi nelle proprie abitazioni, i muri come pareti di un carcere, il desiderio di uscire represso dalla fobia del contagio e impedito dal decreto governativo per gli impavidi, la polizia nelle strade a controllare passanti e automobilisti.

Durante la guerra si chiamava coprifuoco, ovvero, limitare la diffusione della luce, per non essere visibili dal nemico e impediva il movimento delle persone, in altre parole spegnere il fuoco della vita che ci fa muovere. Nella prima lezione dell’anno in quinta abbiamo ascoltato una canzone di Giorgio Gaber, “La Libertà è partecipazione”, e oggi la stiamo sperimentando. Siamo chiusi in casa per nasconderci da un nemico invisibile e per non permettere che questi entri nelle nostre abitazioni. I positivi al tampone sono rinchiusi invece per non favorire la fuoriuscita del virus.   Ci rinchiudiamo per fermare l’espansione del contagio, siamo rinchiusi per non essere vettori dell’infezione, siamo rinchiusi per solidarietà e fratellanza con i nostri simili, siamo rinchiusi perché questo comportamento non peggiori la vita degli altri esseri umani: parenti, conoscenti, concittadini, passanti, sconosciuti.

Limitiamo i nostri movimenti e i sacrifici che da esso derivano, per un obiettivo comune, la salute degli altri condiziona la mia salute, atteggiamenti egoistici non ci salverebbero. Nel libro Il Paradosso della Bontà, letto in alcune classi, abbiamo esaminato come la natura altruistica degli esseri viventi sociali e umani che sacrificano se stessi per il gruppo, è stata una strategia vincente nell’evoluzione biologica. Per raggiungere questa meta rinunciamo alla nostra libertà individuale. La privazione, quando imposta dagli eventi scatena il desiderio dello spazio perduto. La lotta per conquistarlo c’è lo fa apprezzare.

Guerre, dittature, catastrofi naturali, pandemie, provocano limitazioni, uscire dalle calamità è una resurrezione, riconquistiamo spazi di libertà. La libertà, non è diversamente dalla nostra credenza illusoria, una sorta di proprietà, un attributo della nostra individualità, non coincide affatto con la volubilità dei nostri capricci. Se così fosse oggi ne saremo tutti spogliati. Il COVID 19 ci insegna che la sua diffusione è senza frontiere, e ci ha indotto ad uno spirito di fratellanza, priviamoci dello spazio di vita per altruismo. La libertà non è far quello che si vuole, non è liberazione dall’altro, come le politiche sovraniste hanno provato imponendo barriere e chiusura dei confini.

La libertà è inscritta in un legame, la mia libertà dipende dal comportamento dell’altro. Il COVID 19 ci ha dato un profondo insegnamento, la mia salute è tale se anche gli altri sono in salute, lo spirito di fratellanza rende tutti simili poiché l’obiettivo è comune, e questa comporta uguaglianza, siamo tutti vulnerabili nella stessa maniera di fronte al virus. Siamo liberi nella misura in cui partecipiamo a finalità condivise. La libertà è partecipazione e questa emergenza ha questo pregio, dopo questa esperienza non saremo più come prima avremo sperimentato lo spirito di fratellanza di una collettività, antagonista alle tendenze introspettive delle pulsioni libertarie individuali. A che serve essere sani in un mondo di malati? Si ritarda solo il contagio. Eppure questo è stato il panorama politico di questi mesi, ogni Stato agiva da solo chiudendosi in se stesso e considerando nemici gli altri, egoismo sociale.

A differenza del passato, pur essendo rinchiusi in casa, possiamo comunicare, informarci, apprendere, l’ombra degli insegnanti raggiunge le vostre abitazioni e voi avete la possibilità di condividerla, cercandola e trovando riparo. Il limite dell’ombra è facilmente superabile con la didattica a distanza e molti studenti si allontanano da essa, sperimentando una momentanea assenza di vincoli, ma sono questi vincoli che vi daranno le competenze necessarie per affrontare la realtà.

Le limitazioni momentanee allo spazio individuale di oggi aumentano quello collettivo di domani della comunità e quindi anche il vostro se ascoltate e accettate le consegne. Domani con la vostra professione sarete utili all’umanità e in second’ordine anche a voi stessi.

Gabriele Fraternali

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