L’emergenza Coronavirus ha colto tutti un po’ di sorpresa e sta abituando le scuole a vivere il distanziamento educativo in un’ottica positiva.
In modo particolare, la didattica a distanza sta rivelando doni e carismi di docenti che, in modo del tutto originale, con passione, creatività, professionalità, spirito di adattamento e con non pochi sforzi, sono riusciti ad appassionare e commuovere i cuori dei giovani e delle loro famiglie.
Si può dire che, probabilmente, in questi tre mesi di isolamento sociale ed educativo, la DAD è stata una salutare e benefica compagnia che ha consentito ai ragazzi di percepire la scuola non solo come una serie di prescrizioni e obblighi, ma come un’esperienza che aiuta a fare quello che volentieri farebbero.
In quest’ottica si sono mossi i ragazzi della prima B della Scuola Secondaria di Primo Grado dell’Istituto Comprensivo di Salice Salentino, Plesso di Guagnano (Le), diretto dalla Dott.ssa Gerarda Marra che, ispirandosi ad alcune iniziative indette per l’anno rodariano, sotto la guida della Prof.ssa di Lettere Anna Leone, la collaborazione delle prof.sse Pierpaola De Bonis e Maria Mariano, responsabili per l’integrazione e il sostegno e la Prof.ssa di Arte Michela Bove, hanno cercato di evidenziare nel video “La poesia è dentro di noi” visibile sul blog della scuola, un atteggiamento di ottimismo sulle capacità dei giovani di integrarsi, realizzarsi, crescere e maturare, secondo e verso modelli positivi.
Le immagini forti e potenti delle numerose persone colpite da questo terribile virus, li hanno spinti a non restare indifferenti, a comunicare, con la genuinità, spontaneità e semplicità dei loro versi, le preoccupazioni quotidiane e il bisogno di parlare con fiducia di ciò che sta tormentando il mondo intero.
Non a caso il video si apre con la poesia “Speranza” di Gianni Rodari ed offre una totalità di sguardo su una scuola che, nei momenti difficili, sa anche essere sentimento, operoso trasporto affettivo, potente motore dell’universo culturale e spirituale dei giovani.
Non è più possibile continuare a vivere come se nulla sia accaduto. Per questo, occorre una grande consapevolezza del senso della vita, dei suoi traguardi, della sua funzione educativa, e i temi delle varie poesie, amicizia, libertà, rabbia (maledetto virus), gioia, felicità, solidarietà ecc., costituiscono un momento pedagogico costruttivo, un fattore di prevenzione individuale utile per l’edificazione di un futuro orientato verso la lenta, graduale, ma irresistibile ricerca dell’essenziale.
La sensibilità e i sentimenti sono gli strumenti della poesia e il video, carico di semplici, ma suggestive idealità morali, con le sue sensazioni ed emozioni, appare come un invito a ricostruire la coscienza etica dell’uomo: la vita è nelle nostre mani, nelle nostre scelte, nei nostri programmi.
In un periodo decisamente difficile per la scuola e per la società tutta, le poesie illustrate e animate dalla voce dei ragazzi, fanno affiorare con forza il ricordo dello stile Rodariano, la nostalgia di una poesia e di una vita semplice per i semplici, piccola per i piccoli, ma capace di smuovere e interrogare le coscienze.
Chiusi in casa, sotto il cielo stellato della fantasia, i ragazzi hanno trovato un sostegno nell’arte e nella poesia, la scuola è apparsa loro non come una formula da imparare, ma come un’amica che vuole condividere tutto, speranze e gioie, difficoltà e sofferenze con i suoi alunni.
Davanti al mistero di un virus che ha messo in ginocchio l’intera società, che ha sconvolto le nostre abitudini e le nostre certezze, il coinvolgimento operativo a distanza di tutti gli alunni, tra questi un ragazzo autistico, uno diversamente abile, un altro con complesse problematiche socio-affettive, una ragazza marocchina inserita da poco nel gruppo classe che non parla ancora la nostra lingua, rendono più pura la poesia e più bella l’immagine di una scuola che non si limita a portare avanti i programmi, ma si batte, senza vigliaccheria, come qualcuno al contrario vorrebbe far credere, per un’educazione giusta e condivisa e, soprattutto, perché anche ai più fragili venga riconosciuto il diritto a riconoscersi nel comune sforzo educativo.
Un educatore che vive la scuola con l’impegno di coniugare amore e sofferenza, con il desiderio di immergersi sempre e comunque nella storia degli esclusi e dei dimenticati, di manifestare una profonda empatia per i problemi dei giovani, è un educatore che ci provoca nelle cose che più premono.
Sinteticamente, si potrebbe dire che nel momento cruciale dell’emergenza sanitaria, il progetto “La poesia è dentro di noi” rappresenta il racconto tenero e sincero di un’esperienza fiera e tenace, di una vita che va oltre l’umana fragilità per dare spazio, con stile rodariano, ad una vita vissuta tra affetti, slanci e sogni.
Fernando Mazzeo