Il lockdown della primavera scorsa lo ricordiamo ancora molto bene e ne portiamo i segni addosso. I medici e gli infermieri prima di tutto, con i volti arrossati da una traccia di mascherina tenuta troppo a lungo.
Bambini e ragazzi, tuttavia, sebbene in modo meno eclatante, hanno vissuto turbamenti affettivo-emotivi meritevoli di attenzione, sui quali oggi, giustamente, i documenti ministeriali tentano di lavorare, a tutela delle fasce più giovani. Il Dpcm, insomma, non si dimentica di loro, e nell’allegato A, a firma della Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia, chiarisce:
“L’emergenza sanitaria determinatasi in conseguenza della diffusione epidemica del COVID-19 ha reso necessari provvedimenti di protezione che hanno limitato fortemente la possibilità di movimento al di fuori del contesto domestico. In particolare, con la sospensione di tutte le attività
educative e scolastiche in presenza, si è limitata drasticamente la possibilità di svolgere esperienze al di fuori del contesto domestico e familiare per i bambini e per gli adolescenti.” E, pertanto, aggiunge il documento, le presenti linee guida hanno l’obiettivo di ricercare “il giusto bilanciamento tra il diritto alla socialità, al gioco e in generale all’educazione dei bambini e degli adolescenti e, d’altra parte, la necessità di garantire condizioni di tutela della loro salute.”
In altre parole la socialità non può avere rischio contagio zero, ma va comunque garantita.
Infatti, si legge nell’allegato: “Nel momento in cui si immagina una, seppur ridotta e controllata, interazione tra persone, non è possibile azzerare completamente il rischio di contagio, il quale va governato e ridotto al minimo secondo precise linee guida e protocolli contenenti adeguate misure di sicurezza e di tutela della salute.”
A quali ambiti fa riferimento l’allegato? In generale a tutti i momenti che bambini e adolescenti trascorrono fuori dalla scuola, tra parchi e attività ludico-ricreative, di educazione non formale o diversamente formale come le attività sperimentali di educazione all’aperto (definite outdoor education) o le uscite didattiche di cui abbiamo parlato in altri articoli.
Ma come garantire il diritto alla socialità in condizioni di sicurezza?
Ecco tre requisiti indicati dal documento:
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