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Educare alle relazioni, valutazione alla fine del percorso: si conteranno gli episodi di violenza degli alunni? I dubbi degli esperti

“Alla fine del percorso ‘Educare alle relazioni’ ci sarà un monitoraggio per verificare l’efficacia dell’azione. A mio avviso è molto difficile farlo. Qual è l’obiettivo presupposto dal Ministero? L’alta percentuale di adesioni o la valenza formativa che curerà l’Indire? Bisogna capire come sarà effettuato questo monitoraggio”, questo ciò che ha detto Salvatore Inglima (Cisl Scuola) nel corso della nostra diretta “Educare alle relazioni: adesso tocca alle scuole; come progettare e cosa devono fare i docenti”.

Docenti animatori?

“Su un tema come questo la scuola da sola non ce la può fare. Cosa è l’efficacia dell’intervento? Saranno misurati gli episodi di violenza?”, si è chiesto il nostro vicedirettore Reginaldo Palermo, altro ospite della diretta. “Ho il timore che ciò sarà difficile. Non sappiamo da cosa dipendono, è difficile come misurare l’efficacia educativa della famiglia”, ha aggiunto.

“Il docente farà da animatore/moderatore. Sembra quasi che ci facciamo spingere dall’emotività del momento e chiamiamo in causa la scuola per dare risposte. Si tratta sicuramente di interventi di ampio raggio che coinvolgono la scuola e non solo. Questi obiettivi sono comunque già quelli che perseguono i docenti”, questo il pensiero di Inglima.

Il piano di Valditara

Come sappiamo il Ministero dell’Istruzione e del Merito, al fine di rafforzare l’impegno verso un’azione educativa mirata alla cultura del rispetto, al contrasto della violenza maschile sulle donne e all’educazione alle “relazioni” intende promuovere la realizzazione di progetti, percorsi educativi, attività pluridisciplinari e metodologie laboratoriali destinate agli studenti delle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, racchiuse con il nome “Educare alle relazioni”.

Ecco le parole del ministro Valditara pronunciate nel corso della presentazione del progetto lo scorso 22 novembre: “Questo progetto prende l’avvio non dai recenti fatti di cronaca, ma prende le mosse dagli eventi della scorsa estate, come lo stupro di Palermo e Caivano. E prende le mosse dalla mia volontà di dire basta ai residui di cultura maschilista. Il fatto che la donna debba subire quotidianamente vessazioni è inaccettabile. Proprio per questo mi è venuta in mente l’idea di creare gruppi di discussione nelle scuole. La scuola si occupa del fenomeno culturale, il maschilismo ancora imperante che si manifesta in tante situazioni della vita quotidiana, basta pensare agli apprezzamenti non voluti per strada”.

“L’idea è stata quella di creare un gruppo di lavoro e una consultazione ampia con varie parti. Abbiamo steso indicazioni che oggi ho firmato e che invierò alle scuole. Il progetto si chiama ‘Educare alle relazioni’ e si basa sul progetto ‘Educare al rispetto’ del 2015. Per la prima volta si fa un esperimento di questo tipo in Italia, la prima volta in cui si affronta di petto il maschilismo”.

“Chi sono i destinatari? Il progetto si sviluppa sul piano dell’Educazione Civica, c’è un invito di fare entrare la cultura del rispetto in tutti gli insegnamenti. Poi c’è il progetto specifico per le scuole secondarie di secondo grado che si articola con gruppi di discussione, con il coinvolgimento degli stessi studenti, che saranno informati delle conseguenze penali in cui si incorre dopo certi comportamenti. I gruppi possono fungere da supporto. Importante è l’aspetto della prevenzione”.

“I docenti svolgeranno la funzione di moderatori. I moduli di discussione saranno di trenta ore. I gruppi potranno essere supportati da esperti qualificati. Ho firmato un’apposita direttiva ministeriale. Ogni scuola avrà un docente referente. Ogni classe avrà un docente moderatore”.

“Il Forum nazionale Associazione dei Genitori avrà un ruolo importante: accordare il progetto con osservazioni migliorative da parte dei genitori. All’Ordine degli Psicologi chiederemo aiuto per la formazione dei docenti, per la loro assistenza e per il monitoraggio conclusivo”.

“Il Ministero garantisce il supporto alle scuole e la scuola sarà tenuta, al termine del progetto, a fare una relazione sulle migliori pratiche. La nostra intenzione è realizzare presidi territoriali psicologici al servizio delle scuole che dovremo progettare con l’Ordine degli Psicologi. Indire si occuperà della formazione. Questa attività è extracurriculare e verrà finanziata da 15 milioni di euro di fondi Pon”.

“Il progetto si svolgerà in orario extracurriculare perché avremmo altrimenti dovuto togliere ore a materie curriculari. Nelle ore curriculari c’è l’ora di educazione civica. Il progetto parte con adesione facoltative delle scuole, dopo la sperimentazione capiremo se renderla obbligatoria. Provvisoriamente il progetto nasce solo nelle scuole superiori”.

Laura Bombaci

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