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Gelmini: “Troppi dipendenti e poco pagati”

Una quindicina di pagine, poco più di 500 righe, 12 paragrafi: sta in questi numeri la relazione che il Ministro Mariastella Gelmini ha illustrato in Commissione Istruzione  della Camera nel pomeriggio del 10 giugno.
Il Ministro ha già incassato gli apprezzamenti sia della maggioranza (sono piaciuti al ministro Brunetta gli accenni alla valorizzazione del merito dei docenti e degli studenti), sia dell’opposizione (il ministro ombra del Pd Maria Pia Garavaglia ha sottolineato la continuità con il programma di Fioroni più volte dichiarata dal nuovo Ministro).
Ma, per decifrare il lungo intervento del Ministro e per capirne fin da subito le implicazioni a lunga distanza, bisognerà leggere le 500 righe con maggiore attenzione cercando magari anche di leggere fra le righe stesse.
E’ vero, per esempio, che Mariastella Gelmini ha insistito molto sul trattamento economico dei docenti (e già la Gilda chiede al Ministro di spiegare in che modo intenda finanziarie gli “stipendi europei”) ma ha anche detto molto chiaramente che “nella scuola abbiamo troppi dipendenti e poco pagati”.
La battuta, rapidissima (e forse proprio per questo è passata un po’ inosservata), sembra perfettamente in linea con gli annunci già fatti dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ma, soprattutto, potrebbe essere un modo per incominciare ad aprire la discussione sugli organici e sul rapporto numerico docenti/studenti.
Secondo alcune indiscrezioni, per esempio, sembra che nella manovra finanziaria straordinaria che il ministro Tremonti sta mettendo a punto e che dovrebbe essere varata fra poche settimane si parli di una contrazione degli organici della scuola che non ha precedenti nelle misure fin qui adottate dai diversi Governi.
Si parla di qualcosa come 200mila posti in meno nell’arco dell’intera legislatura (comprensivi però dei 47 mila posti già previsti dalla Finanziaria 2007 del Governo Prodi).
D’altronde, in serata, il ministro Gelmini, intervenendo alla trasmissione “Otto e mezzo”, ha ammesso che la situazione finanziaria del Paese è seria e che “anche la scuola dovrà fare la sua parte” e, nonostante le domande puntuali dei conduttori, non si è sbilanciata a dare numeri precisi sulle immissioni in ruolo.
Un dato, però, è ormai certo: le assunzioni potranno servire al massimo per coprire i pensionamenti (e neanche tutti, dato che nel frattempo bisognerà tenere conto anche dei “tagli”).
Non a caso Francesco Scrima, segretario nazionale di CislScuola, ha dichiarato di apprezzare il tono dialogante del Ministro, ma subito dopo ha aggiunto: “I prossimi banchi di prova sono la legge finanziaria e il rinnovo del biennio contrattuale”.
Si tratta ora di vedere se i toni concilianti del Ministro verranno apprezzati dall’opposizione e dai sindacati quando si passerà a discutere di risorse finanziarie e di assunzioni.
Reginaldo Palermo

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