Categorie: Alunni

Giannini, dall’Italia un segnale forte in Ue. Serve una rete di innovatori per l’educazione

Lo ha ricordato il ministro dell’istruzione Stefania Giannini al suo arrivo all’incontro in seno al Consiglio Ue lavoro.

A parteciparvi oltre a Giannini e Poletti per la presidenza italiana, i ministri delle prossime due presidenze Ue, che sono Lettonia e Lussemburgo. “E’ la prima volta che i ministri dell’educazione partecipano a un Consiglio Lavoro, si tratta di un segnale molto importante partito dalla presidenza italiana”, ha dichiarato Giannini. “Siamo convinti del legame sempre più stretto – ha sottolineato – tra educazione, formazione professionale e apprendistato, tutte queste dimensioni sono la base per risolvere il problema più drammatico dell’Europa di oggi che è la disoccupazione giovanile”. 

 

Svolgendo poi la sua relazione sull’Educazione, la ministra italiana ha detto: “La sfida educativa, in questa epoca di grandi cambiamenti, è conciliare la dimensione conservativa e quella innovativa. L’educazione è il luogo della memoria e delle tradizioni che non dobbiamo sacrificare, ma coniugare con la rivoluzione digitale in corso”.

“Dobbiamo ricordare – ha sottolineato Giannini – che le nostre scuole sono piene di ‘innovatori silenziosi’, docenti ai quali dobbiamo restituire un ruolo centrale in un sistema formativo rinnovato perché – ha ricordato – non c’è miglior formatore, per un insegnante, di un altro insegnante”. Per questo, “dovremmo lavorare alla creazione di una Rete europea di innovatori dell’educazione e di Reti di scuole”.

“E’ il momento giusto – ha ribadito il Ministro – per dare un forte impulso all’educazione digitale”, senza dimenticare, tuttavia, “il ruolo delle relazioni umane che non devono essere danneggiate dalla diffusione della tecnologia”. La rivoluzione digitale è, allo stesso tempo, “tecnologica, perché riduce la distanza tra gli individui; civica, poiché aumenta la disponibilità delle informazioni e la trasparenza dei dati e crea nuovi diritti e doveri, ed epistemologica, perché cambia il modo in cui la conoscenza viene prodotta e diffusa”.

A proposito del sistema scolastico, il Ministro ha tenuto a illustrare alla platea europea i contenuti principali del progetto “La Buona Scuola”. Primo fra tutti, la formazione degli insegnanti: “abbiamo compreso che non dobbiamo limitarci a far imparare ai nostri docenti la tecnologia in se stessa ma, piuttosto, aiutarli ad applicarla nella loro pratica quotidiana”. Il secondo punto è la realizzazione di infrastrutture capillari e altamente tecnologiche, che consentano a tutte le scuole di essere connesse e al passo coi tempi. Il terzo, fondamentale, concetto è l’acquisizione di nuove e irrinunciabili competenze da parte degli studenti: le lingue straniere, l’inglese prima di tutto; la matematica e le materie economiche e il linguaggio informatico. A proposito di quest’ultimo, Giannini ha posto l’accento sulla necessità che i ragazzi entrino nel cuore di tale linguaggio, imparando non solo a far funzionare le macchine ma anche a capire come esse funzionano. “Per questo – ha ricordato – abbiamo avviato il progetto ‘Programma il futuro’ per l’insegnamento del coding agli alunni delle scuole elementari”.

L’impegno a integrare vecchie e nuove modalità di insegnamento e apprendimento, ha  evidenziato infine il Ministro, acquisisce un valore ancora più importante quando si parla di formazione universitaria. “Non credo ci sia richiesto di scegliere tra il ‘vecchio’ e il ‘nuovo’ – ha ribadito Giannini – quanto di integrare un sistema statico con uno più dinamico, con le nuove scoperte e le nuove opportunità”. Accesso è la parola d’ordine: “vogliamo costruire un’Europa di discenti, per i quali le opportunità di apprendimento siano piene e facilmente accessibili, anche  in momenti diversi della loro vita e della loro carriera professionale. L‘Europa deve diventare un grande campus dove studenti e insegnanti interagiscono, sia di persona che in remoto. La collaborazione è la chiave – ha concluso – e la tecnologia può aprire nuove frontiere e dare nuovo senso al concetto di cooperazione transnazionale”.

 

Pasquale Almirante

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