Categorie: Attualità

I licei per i ricchi e i professionali per i poveri: ecco i dati di AlmaDiploma

I dati raccolti da AlmaDiploma su 261 istituti italiani, spiegano che c’è ancora in Italia un problema sociale di ingresso e scelta della scuola superiore.

Infatti, in base a questi dati, il liceo sembra essere ancora una scuola per ricchi, mentre gli istituti professionali per poveri: solo un liceale su sei proviene da una famiglia operaia, si legge su Il Fatto Quotidiano, nel 2016 al Classico si sono diplomati solo l’8,7% di ragazzi figli di impiegati o di genitori che stanno alla catena di montaggio a fronte di un 45% di figli di professionisti, dirigenti, docenti universitari e imprenditori. Allo Scientifico sono usciti il 13,1% di ragazzi che provengono dalle classi sociali più povere.

Anche i ripetenti sarebbero legati all’estrazione sociale: il 30% di chi viene bocciato al liceo due o più volte appartiene alle famiglie operaie contro il 17% appartenente alla classe più ricca.

Ovviamente, non possiamo leggere questi dati come qualcosa di fisso e rigido, ma l’indagine di AlmaDiploma evidenzia uno stato cristallizzato della concezione dell’istruzione in Italia perché, come riporta ancora Il Fatto Quotidiano, alla fine il figlio del dottore fa il dottore così come il figlio dell’avvocato farà l’avvocato. Il 43% dei laureati in Medicina proviene da classi sociali elevate e in generale il 34% degli iscritti a corsi di laurea magistrale a ciclo unico. I figli di operai e impiegati rappresentano invece soltanto il 15% dei laureati magistrali a ciclo unico contro un 34% costituito da figli della classe sociale più elevata.

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Se, come riporta Alex Corlazzoli sul suo articolo, esaminiamo l’Annuario Statistico italiano, nel 1963 fra gli studenti universitari “i figli di papà” erano l’86,5%. I figli dei lavoratori dipendenti il 13,5%. Fra i laureati: “figli di papà” 91,9%, figli di lavoratori dipendenti 8,1%. Fatte le giuste proporzioni possiamo dire che è cambiato ben poco.

I dati, ripetiamo, servono solo a dare una visuale, forse anche incompleta. Però è innegabile non pensare che, nonostante l’evoluzione della società, alcune cose siano rimaste quasi del tutto uguali.

Sia chiaro: oggi molti più ragazzi provenienti da famiglie modeste decidono di iscriversi al liceo, ottenendo grandi soddisfazioni, ma ciò non toglie, leggendo questi dati, che ancora non è stato fatto abbastanza.
Le ragioni sono sicuramente di natura sociale, ma forse anche la scuola dovrebbe realmente mutare il proprio sistema per permettere l’inclusione necessaria per eliminare barriere culturali.

 

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Fabrizio De Angelis

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