
Il sociologo e psichiatra Paolo Crepet è intervenuto all’interno del podcast Poretcast condotto dall’attore Giacomo Poretti. L’esperto ha parlato di educazione e del ruolo dell’intelligenza artificiale dimostrandosi alquanto scettico. Lo riporta Virgilio Scuola.
Lo scetticismo di Crepet parte dal concetto stesso di Intelligenza Artificiale, che è in evoluzione continua: “Oggi parliamo di intelligenza artificiale, ma domani sarà già un’altra cosa”, ha affermato. “È di moda dire che un prodotto è fatto con questa tecnologia”, ha detto, sottolineando che “tutti noi abbiamo un pregiudizio positivo su qualsiasi cosa venga dall’IA”.
Riusciremo a essere ancora autonomi?
Crepet ha sottolineando anche che il vero problema non è tanto l’avanzamento tecnico, ma il modo in cui esso viene sfruttato. Secondo il sociologo il pericolo è la perdita di autonomia. Le persone stanno imparando a delegare le proprie responsabilità agli strumenti digitali, non occupandosi più di pensare e trovare soluzioni con il proprio cervello e le proprie capacità. “Se pensiamo che la tecnologia debba risolvere tutti i problemi, finiremo per non saper affrontare più nulla da soli”, ha asserito.
Un invito, quello di Crepet, ad usare in maniera consapevole le nuove tecnologie, sempre più presenti nella vita quotidiana, prestando particolare attenzione a non delegare ogni cosa a una macchina artificiale, ma cercando di risolvere i problemi autonomamente, senza dipendere in modo esclusivo dai dispositivi digitali.
Crepet e la sua paura
L’esperto di recente ha fatto un’altra riflessione sull’intelligenza artificiale: “Mi spaventa la vita che farà mia figlia. Di giovani grandi viaggiatori ne conto meno delle dita di una mano. Non gliene frega niente a nessuno che sei andato in Perù: interessa molto di più una che si fa il selfie con la boccuccia a cuoricino. Oggi l’atto artistico è azzerato, a meno che uno consideri arte inzuppare un biscotto nel caffelatte, magari taggando la pasticceria così hai per i prossimi tre mesi il cappuccino gratis”.