Domani, 10 febbraio, è la giornata del Ricordo in memoria dell’esodo della popolazione giuliano dalmata e istriana dalle loro terre. Una popolazione di italiani autoctoni con loro lingua, dialetto e tradizioni.
Di nuovo si assiste alla strumentalizzazione a fini politici da più parti di questa vicenda che è stata prevalentemente una tragedia dell’umanità.
Di nuovo le foto, ricordo quella dei “fucilati di Dane” che vengono utilizzate a sproposito anche da personaggi politicamente rilevanti che la storia dovrebbero conoscerla, ma anche documentarsi meglio, oltre che inavvertitamente in alcuni progetti scolastici.
Io inviterei a mostrare anche nelle scuole il materiale didattico messo a disposizione dei docenti da parte del MIUR. La partenza della nave “Toscana” da Pola o il “treno della vergogna” a Bologna. Si tratta di argomenti complessi che richiedono alcune ore di trattazione.
Da quella vicenda, molti insegnamenti possono essere tratti.
Molti i parallelismi anche con la nostra Provincia, molte altre le differenze.
Ricordo anche il tema del “doppio esodo”. I profughi non furono spesso bene accolti nemmeno nella legittima madrepatria, e dovettero a volte successivamente emigrare in Australia o negli Stati Uniti.
Ad altri questo non fu nemmeno concesso, più utili qui che altrove.
Ripercorrendo questa vicenda, sembra che il destino si sia accanito contro questa popolazione plurilingue e colta.
Ancora oggi, non la comprendiamo sufficientemente, né sono stati dati a chi l’ha vissuta direttamente o indirettamente particolari risarcimenti, morali o materiali che siano.
Anche solo nell’impegno di ricordare e conoscere.
Un esodo infinito veramente e una ferita che si riapre, per le tante famiglie.
Simonetta Lucchi
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