Si parla sempre più di intelligenza artificiale: ma qual è la situazione dell’intelligenza umana? Come scrive Federico Fubini sulla newsletter de Il Corriere della Sera, l’ultima inchiesta dell’Ocse sulle capacità mentali degli adulti in 31 Paesi avanzati evidenzia un misurabile declino, con alcune specificità dell’Italia.
L’inchiesta dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo di Parigi – un organismo che raccoglie oltre 30 Paesi più o meno democratici – ha valutato due volte a distanza di una decina di anni le competenze degli adulti fra i 16 e i 65 anni. La prima volta era stata nel 2012, la seconda nel 2023; i risultati su 31 Paesi sono stati pubblicati tre mesi fa.
Ciò che salta agli occhi è il deterioramento fra gli adulti, soprattutto nelle capacità di comprensione di un semplice testo scritto. Anche le competenze numeriche peggiorano, ma meno. A colpire nei Paesi avanzati è in particolare l’aumento delle diseguaglianze cognitive: il declino nell’ultimo decennio si concentra in gran parte fra i meno istruiti, fra coloro che vengono da famiglie di origini umili o non hanno titoli di studi elevati. Questa tendenza è più visibile fra gli uomini di mezza età – gli uomini in generale sono ormai superati dalle donne per capacità di comprensione di un testo – e con diplomi scolastici modesti.
Cosa significa tutto questo? Che le società avanzate nel complesso stanno diventando meno capaci di capire ed elaborare, di distinguere la realtà dalla propaganda, il vero dal falso;
Perché accade tutto questo? Non esistono indagini simili precedenti al 2012, dunque si possono avanzare solo ipotesi. Certo il declino dell’ultimo decennio coincide non tanto dall’avvento di Internet, ma con quello degli smartphone e dalla diffusione dei social network quale canale di intrattenimento, socialità e informazione allo stesso tempo. L’Ocse parla della creazione di media “che sfruttano meccanismi di dipendenza psicologica” e di “usi indesiderabili dell’AI come l’industria della frode”. Un recente studio del Pew Research Center mostra che negli Stati Uniti nel 2022 metà degli adulti si sono informati sulle notizie di attualità “a volte” o “spesso”.
L’indagine dell’Ocse trova per l’Italia una particolarità: in Italia i migliori risultati nei test si registrano nei primissimi anni di vita adulta, poi peggiorano sistematicamente al crescere dell’età. Il picco dell’energia mentale nel Paese risulta nella tarda adolescenza, ma da allora il declino è continuo; nella media delle democrazie invece questo motore cognitivo continua a espandere leggermente la propria potenza fino ai trent’anni circa, prima di iniziare la graduale discesa nel corso della vita.
Significa che le condizioni nelle società italiana sono tali da non favorire la crescita mentale dei giovani dopo lo sviluppo organico (altrimenti anche noi avremmo la lieve crescita fino ai trent’anni, invece di un declino che inizia prima dei venti).
Sono stati presentati giovedì 13 marzo, presso Fiera Didacta Italia i dati dell’indagine sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa scuola, condotta da INDIRE in collaborazione con La Tecnica della Scuola, che ha coinvolto 1.803 docenti di ogni ordine e grado.
Alla presentazione hanno partecipato Alessandro Giuliani, direttore della Tecnica della Scuola, Aluisi Tosolini, filosofo dell’educazione e i ricercatori INDIRE Samuele Borri, Samuele Calzone e Matteo Borri.
I risultati dell’indagine mostrano che oltre la metà degli insegnanti intervistati utilizza regolarmente strumenti di IA nelle proprie attività didattiche. In particolare, il 52,4% dichiara di servirsi dell’intelligenza artificiale per supportare la didattica, mentre il 10% la utilizza come strumento compensativo per studenti con difficoltà.
L’intelligenza artificiale si rivela utile anche per compiti non strettamente legati all’insegnamento: il 56,7% degli intervistati la usa per elaborare relazioni e progettazioni didattiche, mentre il 21,5% la sfrutta per redigere verbali di riunioni.
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