Categorie: Estero

L’ingresso anticipato a 5 anni nella primaria va valutato con attenzione

Dagli Stati Uniti giunge una notizia che dovrebbe far riflettere non pochi genitori e docenti che “spingono” per introdurre nella scuola primaria un bimbo prima del compimento dei sei anni. Dopo aver realizzato un vasto studio, condotto su un campione di quasi 12.000 alunni, l’economista Todd Elder, della Michigan State University, è giunto alla conclusione che almeno 900.000 alunni e studenti minorenni statunitensi con diagnosi di iperattività, pari a un quinto dei 4,5 milioni complessivi, sono frutto di diagnosi errate. E tra coloro che sono stati “etichettati” portatori delle cosiddetta Adhd, ma in realtà solo immaturi, vi sarebbe una fetta consistente di bambini spinti per varie ragioni ad anticipare l’ingresso nella ex scuola elementare. Ciononostante vi sia, come indica la medicina e la pedagogia, una “grande differenza fra un bimbo di 5 anni e uno di 6. Insegnanti e medici – ha spiegato l’economista – dovrebbero tenerne conto, prima di segnalare un bimbo come sospetto iperattivo o di diagnosticarlo come malato di Adhd”.
A rendere drammatica la situazione vi sarebbe, almeno negli Stati Uniti, la facilità di somministrazione di farmaci a tutti i portatori di iperattività. Anche sui giovanissimi alunni. Tanto che l’economista autore dello studio ha spiegato, attraverso un articolo pubblicato sul Journal of Health Economics, che i fondi complessivi spesi inutilmente per comportamenti sopra le righe, su bimbi che non ne avrebbero bisogno, solo negli Usa superano ampiamente i 300 milioni di dollari l’anno.
In Italia il problema dell’Adhd tra i giovani in età scolare negli ultimi mesi ha coinvolto anche il Miur, che attraverso una apposita Circolare, inviata a tutti i direttori degli Uffici scolastici regionali, ha specificato che all’interno di un istituto scolastico non possono essere realizzati test di carattere psicologico al fine di realizzare verificare se un bambino è iperattivo. “Gli eventuali interventi – si legge nella circolare – debbono avvenire all’interno di strutture sanitarie pubbliche e sotto lo stretto controllo degli operatori sanitari qualificati, e su precisa richiesta delle famiglie”. Viale Trastevere ha così preso posizione su casi di cronaca scolastica che avevano avuto in passato protagonisti bambini iperattivi: alcuni di questi erano stati trasformati, da parte di comitati ed associazioni in difesa di alunni e famiglie, in denunce alla magistratura. Ed erano giunte anche in Parlamento, attraverso specifiche interrogazioni. Per le associazioni in troppi casi le diagnosi erano state valutate all’interno delle loro scuole. Ed anche nel nostro Paese le supposte patologie venivano a volte frettolosamente curate con la somministrazione di psicofarmaci, calmanti ed anti-epilettici. Medicinali che, sempre secondo le associazioni in difesa degli alunni, non sarebbero stati per nulla necessari e, oltretutto, portatori di effetti collaterali non indifferenti.
Alessandro Giuliani

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