La denuncia dei docenti abilitandi Pas Viterbo

Scriviamo a nome di una delegazione di docenti precari che da febbraio frequentano i corsi Pas presso l’Università della Tuscia di Viterbo. L’ateneo , cogliendo la ghiotta occasione del decreto di attivazione dei percorsi abilitanti speciali (Decreto Miur n.58 del 25 luglio 2013) , ha deciso di aderire all’erogazione dei corsi, promuovendo un’offerta formativa che abbracciava numerose classi di concorso e offrendo una disponibilità di posti di gran lunga superiore a quella proposta da atenei molto più grandi e rinomati.

Al fine di rimpinguare le casse universitarie, sulla pelle dei docenti precari, l’ Università della Tuscia è stata la prima in Italia ad esplicitare la volontà di aderire al Pas,a promuovere attraverso siti e stampa l’ iscrizione ai corsi, la prima ad aprire le porte agli iscritti di altre regioni d’Italia, concedendo generosamente nullaosta , anche oltre la data di scadenza indicata da Miur e USR Lazio.

Dopo aver effettuato una propaganda senza eguali ed aver accolto un numero elevato di iscritti, non ha però saputo gestire il cospicuo numero di corsisti, risultando inadempiente dal punto di vista amministrativo e burocratico. Gli sventurati abilitandi Pas, che hanno seguito e sostenuto da febbraio faticosissime sessioni di corsi ed esami, si vedono negata l’inclusione in seconda fascia delle Graduatorie di Istituto.

Viene infatti loro negato il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento entro la data del 23 giugno 2014 (come previsto dal Decreto 353 del 22 Maggio 2014) poiché l’Ateneo ,nonostante siano terminati corsi ed esami per buona parte delle classi di concorso, non è in grado di assolvere, in tempo utile, agli adempimenti burocratici necessari. I corsisti “ frodati” dall’ Università, che aveva sempre garantito loro la spendibilità del titolo abitante sin dal prossimo anno scolastico , si attiveremo al fine tutelare i loro diritti e interessi in ogni sede opportunamente preposta, anche mediante il ricorso all’autorità giudiziaria competente, sia in sede civile che amministrativa e penale.

I lettori ci scrivono

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