Categorie: Politica scolastica

La lettera della Bce, la buona scuola e la pira, orrenda

Tra i suggerimenti, al punto 3, si incentivava l’esecutivo “a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica”, al cui interno “dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione)”. Se fu Monti falciare subito le pensioni per sistemare i bilanci, oggi il giovane Renzi sta applicando il punto relativo “alle norme sulle assunzioni e i licenziamenti dei lavoratori”, mentre sull’istruzione la ministra del tempo, Gelmini, rispose promettendo la “promozione e valorizzazione del capitale umano. L’accountability delle singole scuole che verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento”. Benché ancora non sia chiaro se la lettera sia stata spedita dalla Bce su richiesta del governo medesimo, per giustificare le sue manovre, sta di fatto che l’attuale esecutivo guidato da Renzi è impegnato a portare a termine con diligenza quelle prescrizioni e, se assume un numero ancora non precisato di precari storici della scuola, lo fa solo perché costretto dalla Corte di giustizia europea: ciao ciao bambina, altrimenti.

Diverso invece il capitolo sulla “promozione e valorizzazione del capitale umano” della Scuola ed dell’Università che si sarebbe dovuto modellare, giuste le indicazioni della Bc, secondo criteri di impresa, creando futuri dipendenti il più possibile completamente disciplinati e sottomessi alle esigenze, sia del profitto, e sia della efficienza, cosicché gli ambiti territoriali (per frenare i trasferimenti dei prof da nord a sud soprattutto), i pieni poteri al dirigente scolastico manager (per assegnargli la qualifica simile agli alti burocrati dello Stato), la valutazione dei prof (per uniformarli agli altri impiegati statali) col conseguente aumento di stipendio, in pratica non sono altro che quelle ricette europee che oggi Renzi sta applicando. E se lui col suo governo fa i compiti a casa, diverso è il suo partito, il Pd, che proprio sotto quella “lettera” innalzò pire di “arrendo fuoco”, denunciando le manovre che ora esso medesimo vorrebbe coprire, ma dimostrando però che “l’uno o l’altro pari sono”, compreso il tasso di ignifuga ipocrisia.

Pasquale Almirante

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