Attualità

Massimo Recalcati a Valditara: “Se c’è un compito della scuola è proprio quello di liberare gli studenti dall’umiliazione”

Si continua ancora parlare della famosa frase pronunciata dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che, intervenuto all’evento “Milano direzione Nord, una nuova stagione per l’istruzione”, ha ribadito quale sarebbe la soluzione per arginare il fenomeno della violenza tra giovanissimi: i lavori socialmente utili. Ma a scatenare le polemiche è stata la frase, condivisa e criticata su tutti i social, pronunciata dal ministro: “Quel ragazzo deve fare i lavori socialmente utili, perché soltanto lavorando per la collettività, per la comunità scolastica, umiliandosi anche, evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità”.

La risposta dello psicoanalista Massimo Recalcati

Lo psicoanalista ha scritto un lungo articolo di risposta su Repubblica. Pochi giorni dopo lo scoppio delle polemiche, il ministro Valditara ha ritrattato tutto dicendo di aver espresso un concetto sbagliato. “Devo ricordare che, in psicoanalisi, il lapsus non è mai un semplice errore linguistico, ma ciò che riflette la convinzione più profonda del soggetto che lo pronuncia” – ha sottolineato Recalcati. “Si tratta di prenderne atto: le parole di questo ministro sembrano provenire dal medioevo. Anche laddove, in una replica ospitata ieri da questo giornale, evoca, in modo francamente improprio, l’importanza cristiana dell’umiltà come condizione della salvezza. Ma cosa c’entra con la vocazione laica della Scuola? Cosa c’entra con il suo valore democratico?”

E continua: “Resta che il recupero dell’umiliazione come principio pedagogico è inaccettabile. Non perché non sia fondamentale in ogni processo educativo l’esperienza del limite e del riconoscimento delle proprie responsabilità, ma perché non c’è alcun valore educativo né nell’umiliazione, né nell’imposizione dell’umiltà. Anzi, se c’è un compito etico della Scuola è proprio quella di liberare le vite dei nostri figli dall’esperienza ingiusta dell’umiliazione e di quella dell’umiltà imposta”.

Redazione

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