Attualità

Meno compiti a casa e voto di religione contato nella media finale: nonno avvia raccolta firme con banchetto, carta e penna

Un’iniziativa particolare: un nonno ha deciso di avviare una raccolta firme per smuovere qualcosa e riuscire a far sì che vengano assegnati meno compiti per casa. Lo riporta il giornale locale Lecco Notizie. L’uomo ha deciso di raccoglierle per strada, con un banchetto.

“Ci siamo trovati più volte alle 10 di sera con i compiti ancora da finire”

“Meno compiti a casa per elementari, medie e superiori”, questo l’obiettivo della raccolta firme. “E’ una battaglia che ho iniziato come nonno a fronte della situazione riscontrata con i miei nipoti. Ci siamo trovati più volte alle 10 di sera con i compiti ancora da finire… E’ stato lì che ho iniziato a pensare di dover fare qualcosa”, queste le sue parole.

Il nipote più grande era in terza elementare quando, complice un cambio di insegnante, la mole di lavoro da svolgere a casa è aumentata notevolmente. “Ho iniziato a informarmi e a chiedere consiglio a chi ha studiato più di me per scoprire che esistono delle circolari, emanate e confermate negli anni dal ministero dell’Istruzione, che vanno nella mia stessa direzione, indicando che i compiti andrebbero diminuiti e gli zaini alleggeriti per raggiungere un miglior equilibrio e benessere sia in classe che a casa”.

Carte alla mano e quadernone con copertina rigida per raccogliere nomi, cognomi, residente e numero di carta d’identità, il nonno ha deciso di raccogliere firme per poi bussare alla porta della commissione europea: “Punto a raccoglierne almeno 200: di più non posso per il costo connesso all’autenticazione”.

“Tutti si lamentano, pochi fanno qualcosa”

La mobilitazione è iniziata lo scorso anno in provincia. Ora il gazebo si è spostato e l’obiettivo è quello di arrivare anche a Lecco per sensibilizzare anche il capoluogo di provincia. “Tutti parlano e si lamentano, ma pochi poi decidono di fare qualcosa: lo vedo anche con le firme, ma io vado avanti perché le famiglie non possono trovarsi questo carico da gestire da sole”.

Non finisce qui: l’uomo chiede anche che il voto di religione venga contato ai fini della media voti finale. “Altrimenti perché darlo? Così non ha senso”, ha dichiarato.

La lettera dei genitori a Valditara

Non è la prima volta che si protesta al fine di ridurre o eliminare i compiti per casa. Il Comitato dei genitori “Viva la Scuola” si è mobilitato scrivendo una lettera al ministro Valditara, lo scorso dicembre, contro l’eccessivo carico di compiti assegnato agli studenti di una scuola media in provincia di Viterbo.

Come riportano i quotidiani locali, nella missiva, i genitori descrivono una situazione che definiscono insostenibile. “I nostri figli sono schiacciati da un carico di compiti spropositato, spesso con scadenze impossibili”, si legge nella lettera. “Non esiste più il pomeriggio per fare sport, passeggiare o semplicemente respirare. I ragazzi, invece di vivere la loro adolescenza, sono costretti a trascorrere ore sui libri fino a tarda sera”.

Il Comitato chiarisce di non essere contrario ai compiti in sé, ma critica l’attuale organizzazione, ritenuta squilibrata e penalizzante per il benessere degli studenti. “Non vogliamo crescere una generazione di scansafatiche, ma chiediamo perché un dodicenne debba passare più ore a studiare di quante un adulto ne passi in ufficio”.

A sostegno della loro posizione, i genitori richiamano le normative scolastiche che prevedono un equilibrio tra studio e tempo libero e citano anche recenti dichiarazioni dell’Assessore all’Istruzione della Provincia di Trento, Francesca Gerosa, che ha proposto una riduzione dei compiti durante le vacanze. “Un modello più attivo e creativo, che promuova il benessere psicofisico degli studenti, è possibile e auspicabile”, afferma il Comitato.

Tra le richieste principali avanzate al Ministro:

  1. Limitare il carico di compiti per evitare che diventino una maratona quotidiana.
  2. Ricordare alle scuole il diritto dei ragazzi a vivere pienamente la loro adolescenza.
  3. Promuovere un’educazione che valorizzi il tempo libero non solo per i docenti, ma anche per gli studenti.

“La scuola dovrebbe essere un luogo di crescita, non un ambiente che rischia di compromettere il benessere psicofisico dei nostri figli”, concludono i genitori, chiedendo un intervento urgente per riequilibrare la situazione.

Redazione

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