La nuova dicitura del Dicastero ha sorpreso tanti e ha posto non pochi dubbi e polemiche: “Ministero dell’istruzione e del merito”. L’aggettivo “pubblico” è scomparso ormai da tempo. Ma che cosa si intende per “merito”, visto che il diritto all’istruzione in uno Stato democratico è esteso a tutti e la scuola è di tutti e di ciascuno?
Il neoministro Valditara ha motivato la scelta, affermando che la scuola di oggi è una scuola classista, non è la scuola dell’eguaglianza, non aiuta i ragazzi a realizzarsi per la costruzione di una soddisfacente vita adulta, quindi la sfida del merito darebbe sostanza alla parola “istruzione”. Occorre, ha continuato, una più incisiva personalizzazione dei piani di studio, con un’articolazione della funzione docente, che consenta di coltivare le potenzialità di tutti, sostenendo chi è in difficoltà e alimentando le capacità dei più bravi.
Per Valditara è fondamentale potenziare l’istruzione tecnico-professionale, che va costruita in filiera con l’Istruzione Tecnica Superiore, proponendo una grande alleanza per il merito alle famiglie, al sistema-scuola, alle parti sociali, un’alleanza che permetta a ogni studente, con la doverosa attenzione agli alunni con disabilità e bisogni speciali, di perseguire quel “pieno sviluppo della persona umana” come da articolo 3 della Costituzione.
Inoltre, ha esteso il merito per i professionisti dell’istruzione, credendo che sia necessario riaffermare il loro alto ruolo sociale, strategico per lo sviluppo del Paese, riconoscendo anche economicamente impegno e competenza.
Un Ministero dell’istruzione e del merito, una scuola che educhi all’impegno e alla responsabilità degli alunni e degli insegnanti, che da tempo attendono di ritornare a essere figura autorevole, caratterizzata dal rispetto, dalla dignità e dal decoro con un degno riconoscimento personale, professionale ed economico.
La classe docente attende da tempo un rinnovo contrattuale, con un adeguamento stipendiale a livello dei colleghi europei.
Sarà la volta buona?
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