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Nuovi dirigenti scolastici: come sopravvivere alle MAD

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Sono più di 2mila i docenti vincitori del concorso per dirigenti che – dall’oggi al domani – hanno cambiato mestiere e si sono trovati catapultati in un mondo nuovo.
Ne abbiamo intervistati alcuni.
Iniziamo con Marco Bollettino, già insegnante di matematica e informatica nei licei e nei tecnici, con una esperienza di sindaco in un piccolo paese della provincia di Torino. Dal 1° settembre è dirigente del liceo “Gramsci” di Ivrea (TO), una scuola complessa e con diversi indirizzi.

Qual è la sensazione, dopo due settimane di lavoro? Quale aspetto le piace di più e quale di meno?

Sono state settimane molto intense ma sono ancora in quella fase in cui l’entusiasmo per il nuovo lavoro non ti fa sentire la fatica. Una cosa che mi piace molto è che ho ritrovato, pur in un contesto differente, tante affinità con il ruolo di sindaco che ricopro a Parella. E non solo perché una delle prime cose da fare è stato dover sistemare il “verde” intorno alla scuola!
Quel che mi piace di meno sono le procedure burocratiche e solo apparentemente oggettive che dobbiamo seguire per assegnare gli incarichi a tempo determinato (e non parlo solo dei docenti). In segreteria magari hai bisogno di un profilo particolare, perché un ufficio è in sofferenza, quel profilo esiste ed è disponibile, ma tu sei costretto ad assumerne un altro, che non ha mai fatto quel lavoro, perché “il sistema dei punti” lo premia. Lo trovo irrazionale. Fossero almeno differenziate…

In queste due settimane ha già dovuto affrontare più di una criticità. Ce n’è almeno una che proprio non prevedeva e che l’ha sorpreso?

Un pochino, in realtà, l’avevo previsto, ma non con questi numeri. Ogni giorno, nella mia scuola come credo in tante altre, arrivano centinaia di email con cui aspiranti docenti si “mettono a disposizione” per le supplenze. Le segreterie, in teoria, dovrebbero esaminarle tutte una per una, graduare i curricula secondo delle tabelle oggettive di valutazione titoli e pubblicare gli elenchi. Se lo facessero, sarebbero tutte bloccate a fare solo quello.  Così abbiam dovuto trovare una soluzione diversa e filtrare le domande con un form pubblicato sul sito della scuola.

Si dice che quello del dirigente è un lavoro in cui si è sempre piuttosto soli. E’ davvero così o l’uso dei nuovi strumenti di comunicazione consente una certa cooperazione con altri colleghi?

In questi anni ho imparato che, 9 volte su 10, quando hai un problema c’è già qualcuno che lo ha affrontato e risolto meglio di come potresti fare tu partendo da zero. La collaborazione è, quindi, fondamentale: ogni giorno, tra messaggi e telefonate, trascorro diverso tempo a confrontarmi con i colleghi per scambiarci idee, buone pratiche e possibili soluzioni.

E’ ancora presto per poterlo dire, ma le sembra che il nuovo lavoro le lascerà ancora il tempo per continuare a documentarsi e a studiare?

Da quando ho iniziato, o meglio dall’ultima settimana di agosto, in cui mi sono presentato a scuola per conoscere la ex Dirigente e il personale, ho passato molto tempo a leggere, riguardare gli appunti del concorso, studiare e approfondire quegli aspetti più pratici che nella preparazione del concorso venivano trattati solo marginalmente.
Direi che continuare a documentarsi e a studiare è una conditio sine qua non di questo lavoro, per cui il tempo lo dovrò trovare per forza, evitando di affogare nelle “piccole emergenze” che si propongono ogni giorno.

Reginaldo Palermo

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