Ha perfettamente ragione lo psichiatra Paolo Crepet quando afferma che “la scuola è fallita perché il 99% degli alunni viene promosso e che i genitori la considerano un diplomificio dove parcheggiare i figli”. Non ci stancheremo mai di ribadirlo: la scuola non è un parcheggio, bensì il luogo che trasmette sapere, conoscenze e competenze. I ragazzi non devono vedere nella scuola un quid che deve trasformarsi in una valvola di sfogo per giocare e divertirsi. La scuola, lo studio, sono una cosa seria ed è da tempo che lo andiamo ripetendo ma sembra che si faccia “orecchio da mercante”, tanto da trasformarla in un parco giochi.
Ogni cosa che si fa a scuola per i nostri alunni assume i connotati di un puro divertimento. È tutto un divertimento scherzare, giocare, sbeffeggiare, prendere in giro gli insegnanti tanto da essere diventata una prassi, una moda. A scuola ci sono momenti ludici, ma tutto deve essere finalizzato all’apprendimento. Studiare, apprendere, leggere, scrivere, fare le cose che una scuola seria e professionale deve fare è fondamentale, perché rientra in quest’ottica, non è più possibile.
Molto spesso le classi diventano un vero e proprio oratorio (almeno negli oratori si gioca, ma si prega anche). A scuola no. I genitori che, oramai, hanno delegato il loro ruolo di essere padri e madri alle istituzioni scolastiche perché se ne facciano carico, pensano che il mondo della scuola debba risolvere tutti i loro problemi.
Mario Bocola
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