Attualità

Prof attivista dei centri sociali, la Lega insorge. La sua replica: “La mia condanna? Se confermata non impedisce di insegnare”

In questi giorni si parla moltissimo del codice etico per i docenti, su cui sarebbe al lavoro il Ministero dell’Istruzione e del Merito in seguito all’esplosione del caso della maestra di un asilo cattolico che lavora anche sulla piattaforma per adulti Onlyfans.

Come abbiamo scritto, c’è un altro caso che sta facendo discutere, sempre relativo ad attività che secondo alcuni non sarebbero compatibili con il mestiere di docente. Si tratta del caso di una docente che insegna da tre anni alle elementari e da metà marzo è entrata in classe, nel Trevigiano, come supplente di lettere in una scuola media. Quest’ultima sarebbe un’attivista legata ad un centro sociale.

A scagliare la prima pietra è stato il deputato pugliese della Lega Rossano Sasso. “Ho segnalato il caso al ministero dell’Istruzione — ha detto l’onorevole — una persona che tollera i metodi violenti nella lotta politica, cosa dovrebbe insegnare ai ragazzini?”.

La raccolta firme a favore della docente

La protesta che è poi esplosa sui social nelle ultime ore ha visto partire anche una raccolta firme, a sostegno dell’insegnante. “Quanto sta succedendo è un caso destinato a creare un ulteriore spartiacque — scrivono i firmatari — la professoressa viene usata come nuovo cavallo di Troia in previsione di un’ulteriore stretta autoritaria del codice di comportamento dei dipendenti pubblici”.

La docente è stata intervistata da Il Corriere della Sera: “Una cosa incredibile che assolutamente non mi aspettavo. Ho cominciato la supplenza alle medie come docente di lettere da poco più di una settimana e in così poco tempo diversi esponenti politici di destra si sono scagliati contro la mia presenza a scuola e in classe accanto ai ragazzi come se l’attivismo politico fosse un problema”.

“Non ho mai fatto del male a nessuno. Ho ricevuto denunce, questo sì. Ma molte di quelle che sono state citate non mi sono mai arrivate. E sono stata condannata solo in primo grado. Qualora la condanna fosse confermata non sarebbe ostativa all’insegnamento. Quindi la questione non cambia”, ha aggiunto.

“Penso che dovrebbe far preoccupare tutti e tutte sul futuro delle nostre libertà. Io in quanto attivista ho gli anticorpi di fronte ad azioni come questa, ma chi ne ha meno? Smetterà di dire la sua opinione? La terrà per sé e pochi amici in silenzio? Mi sembra evidente quello che si sta cercando di fare. Siamo di fronte ad un tipo di autoritarismo in cui prima si colpiscono cultura e istruzione. Forse ci piace scopiazzare Trump che arresta attivisti delle università. Un docente che viene attaccato per le sue posizioni a prescindere dalla scuola in cui si trova deve essere difeso”, ha scritto.

“C’è una generale campagna per la modifica del codice etico dei docenti per impedire l’espressione del pensiero che invece fa parte dei diritti costituzionali”, ha concluso.

Per cosa è stata denunciata la docente?

Le ‘colpe’ della prof trevigiana, sostiene Sasso anche in un post social, sarebbero quelle di aver riportato “delle condanne penali e svariate denunce, dalle occupazioni abusive agli scontri con le forze dell’ordine, passando per le diffamazioni e le ingiurie contro esponenti politici”.

“Chi è condannato, anche se solo in primo grado, e senza interdizione dai pubblici uffici, può continuare ad insegnare a dei bambini?”, chiede Sasso alla direzione regionale, aggiungendo la proposta di “una valutazione psico-attitudinale per chi si affaccia al mestiere“.

Contro la prof attivista si scaglia anche Fratelli d’Italia. “Siamo davanti ad un paradosso – scrive la coordinatrice cittadina, Marina Bonotto – Come può ricoprire un ruolo pubblico di educazione chi ha fatto dell’ostilità verso l’autorità una bandiera? La sinistra trevigiana, sempre pronta a difendere l’indifendibile, ci vuole convincere che sia normale affidare l’educazione dei nostri figli a chi ha una lunga storia di estremismo, occupazioni abusive e insulti alle istituzioni”.

Redazione

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