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Sanremo 2025, la top 3: Olly ha fatto il “prof” ai detenuti, Lucio Corsi criticato dai docenti, Brunori Sas da studiare a scuola

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March 26, 2025

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Il Festival di Sanremo 2025 si è concluso: sabato 15 febbraio a trionfare è stato il cantante Olly, al secolo Federico Olivieri, 23 anni. Al secondo posto Lucio Corsi e al terzo Brunori Sas. Ma chi è Olly? Qual è il rapporto dei tre finalisti di Sanremo con la scuola e il mondo dell’educazione? Quali canzoni sanremesi di quest’anno potrebbero essere proposte a scuola?

Olly e l’esperienza all’Università

Iniziamo per ordine, con qualche accenno alla biografia del vincitore. Olly, mamma magistrato e papà avvocato, nonostante la giovane età e la carriera musicale avviata, è laureato in Economia e Management. “Devo dire grazie ai miei genitori che mi hanno dato la possibilità e la fiducia di investire il tempo come volevo, credendo in me e non ostacolandomi mai. Vorrei dare lo stesso insegnamento a un bimbo o una bimba”, queste le sue parole, a Il Corriere della Sera.

Il quotidiano ha raccontato che qualche anno fa, nel 2021, Olly, mentre studiava all’Università, ha fatto da “docente” in carcere: ha aiutato nella preparazione degli esami tre studenti detenuti. “È sempre una grande emozione vedere un giovane realizzare i propri sogni — riflette la rettrice dell’ateneo in cui ha studiato, la Statale di Milano, Marina Brambilla —. Federico ha unito la sua passione per la musica con un’ottima riuscita negli studi in Economia e arricchito il suo percorso in Statale con un’importante esperienza in un progetto di inclusione. Rappresenta bene la poliedricità e la voglia di fare e impegnarsi dei tanti suoi coetanei che meritano la nostra fiducia e supporto”.

“Era tra i più disponibili, non si scoraggiava di fronte alle difficoltà o all’incostanza di alcuni suoi studenti”. E’ stato anche il primo tutor di Economia: “Ha fatto da apripista e modello, non è facile trovarne in quella facoltà”, nota Caterina Lusiani, altra coordinatrice. “Esercitare il diritto allo studio è uno dei modi di onorare il valore rieducativo della pena e cercare una seconda possibilità. I tutor sono fondamentali”, ringrazia Rocco Panetta, che dopo oltre vent’anni recluso è stato il primo in Italia cui è stata concessa la semilibertà per ragioni di studio ed era lì dove Olly aiutava suoi “vicini di cella”.

Clodia Vurro, docente con cui si è laureato, ricorda la tesi (“L’impatto delle piattaforme di streaming sulla fruizione della musica”) ma soprattutto l’energia e l’urgenza: “Non poteva perdere tempo, ha usato il primo appello utile perché aveva tutte le sue canzoni da pubblicare”.

Un ex compagno di scuola di Olly, l’influencer Tommaso Cassissa, ha condiviso un video mentre nel 2019 stava preparando l’esame di maturità con lui.

Lucio Corsi e le critiche dei docenti pre-Sanremo

Passiamo a Lucio Corsi, quello che molti stanno definendo la vera sorpresa del Festival. Qualche giorno prima di calcare il palco è stato criticato dalla categoria dei docenti per aver detto alcune frasi sulla scuola, ecco quali: “Non ho imparato nulla sui miei professori ma tutto dai miei compagni di classe. Questo è l’insegnamento più bello che mi ha dato la scuola, perché allo scientifico ero l’unico che suonava, con i capelli lunghi”, ha esordito.

“Ho imparato a convivere con altre persone che non hanno le mie stesse passioni. Questo è l’insegnamento più grande che mi ha dato la scuola”, ha concluso.

La sua canzone, “Volevo essere un duro“, è un inno alla “normalità”, alla presa di coscienza del fatto che non tutti riescono ad eccellere, a volte “si è soltanto Lucio”, e va bene così. In una società in cui spesso si vive di ambizione, di competizione, in cui i giovani sono spinti verso la perfezione sembra quasi una boccata d’aria.

“Viva Lucio Corsi che inneggia ad una vita normale senza lo spasmodico bisogno di eccellere, di avere 3 lauree a 20anni o essere bambini prodigio”, questo uno dei commenti su X.

Il cantante, in conferenza stampa, come riporta La Repubblica, ha parlato anche di educazione: “I miei genitori hanno sempre mantenuto un distacco tra me e loro nell’ambito lavorativo. Mi hanno detto ‘Tu sei giovane e sai cosa devi fare’. E questo, secondo me, è una bella lezione per un ragazzo di 18, 19 anni. Mio padre mi ha sempre detto che non bisogna pensare a tagliare il traguardo ma delle linee di traguardo. Si può trovare il modo di essere felici con delle ripartenze.

“La vera trasgressione è essere gentili. Ma nella scuola non è scontato che tutti riescano a far vibrare le proprie corde, non è ovvio che le anime nobili trovino la loro casa lì, si sentano accolte e valorizzate. Non mi stupisce che un ragazzo con l’animo così delicato non abbia imparato nulla da noi prof, ce lo ha dimostrato in queste sere, Lucio ha insegnato a tutti, professori e non”, queste le parole del prof famoso sui social Sandro Marenco.

Brunori Sas e il testo sulla genitorialità

Brunori Sas, terzo classificato, ha portato all’Ariston una canzone profonda, “L’albero delle noci“. Secondo il docente e scrittore Enrico Galiano il testo del brano andrebbe fatto studiare nelle scuole. Il prof l’ha definita “una lettera d’amore struggente su cosa significhi diventare padre”.

Ecco le sue parole, riportate da PordenoneToday: “Brunori la dedica alla figlia Fiammetta, nata nel 2021, raccontando con parole semplici, potentissime, il senso di meraviglia, paura e responsabilità che la paternità porta con sé. Il titolo non è casuale. È un simbolo di crescita, radici, eredità, proprio come un genitore che lascia ai propri figli la propria ombra sotto cui ripararsi”.

“Io come sempre canguro fra il passato e il futuro…Adoro come Brunori si inventi il ‘verbo’ canguro. In italiano sarebbe un verbo denominativo..ed è bravissimo quando canta ‘e tu sei stata bravissima all’esame di maturità, ad unire i puntini fra la mia bocca e la verità. I bambini fanno proprio questo: ti mettono a nudo. Brunori fa emergere tutta la fragilità dell’essere padre. L’impossibilità di essere sempre perfetti, il terrore o meglio la sicurezza di sbagliare, di dire troppo o troppo poco. L’amore diventa qualcosa di così grande che a un certo punto tu hai paura che ti schiacci”, ha aggiunto.

“La svolta. La paura che si dissolve perché l’amore della figlia ha ridisegnato tutto, ha cambiato proprio forma al suo cuore, la sua architettura. Ora può finalmente farsi guidare da esso ed essere felice. Questa canzone non è solo una dedica a sua figlia, è una riflessione profonda sulla natura dell’amore e quindi sulla paura di perderlo, sulla difficoltà di lasciarsi andare alla felicità. Dovrebbe essere studiata a scuola perché tutti, almeno una volta nella vita abbiamo avuto paura di amare troppo e tutti almeno una volta abbiamo sperato di trovare una nuova stella polare”, ha concluso Enrico Galiano.