Continua la protesta dei docenti universitari. Lo sciopero riguarda, nello specifico, l’astensione dallo svolgimento degli esami di profitto nelle Università italiane durante la sessione autunnale 2016-2017, nel periodo compreso tra il 28 agosto 2017 e il 31 ottobre 2017.
Tale azione di sciopero, come ricorda il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, interessa i servizi pubblici essenziali e va condotta nel rispetto delle regole e delle procedure fissate dalla legge n. 146/1990.
L’iniziativa è stata lanciata a luglio 2017 da un docente torinese, Carlo Ferraro, professore ordinario al Politecnico di Torino. Che, con una lettera aperta, ha invitato tutti i colleghi docenti alla mobilitazione.
Riscuotendo un enorme successo: oltre 10mila sono i professori – tra ordinari, associati e ricercatori – che hanno aderito, nella stragrande maggioranza si tratta di università pubbliche, che sono appunto quelle interessate dai problemi contrattuali. scatti stipendiali bloccati oramai da sei anni.
Era maggio 2010 quando il Governo bloccò gli scatti stipendiali di tutti gli impiegati statali (3,5 milioni gli interessati), con un conseguente risparmio per la spesa pubblica di circa tre miliardi di euro per ciascun anno.
Per qualcuno si tratta di una richiesta di “privilegiati” per ottenere altri “privilegi”, per qualcun’altro invece è un sacrosanto diritto da difendere e rilanciare.
Il prossimo atto sarà quella di chiedere l’annullamento della riunione della Conferenza dei rettori, il 5 ottobre: la Crui vuole regolamentare lo sciopero.
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