Home Alunni Scuole come frigoriferi: studenti al gelo tra termosifoni spenti e finestre aperte

Scuole come frigoriferi: studenti al gelo tra termosifoni spenti e finestre aperte

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Al ritorno dalle vacanze di Natale, per oltre metà degli studenti italiani (53%) le aule scolastiche si sono trasformate in veri e propri frigoriferi. Questo è quanto emerge da un sondaggio condotto dal portale Skuola.net su un campione di mille alunni delle scuole medie e superiori, rivelando un problema ormai ricorrente che continua a peggiorare.

Tra le principali cause del freddo in classe, al primo posto (23%) c’è la mancata accensione dei termosifoni durante le vacanze e nei giorni immediatamente precedenti il rientro. A pari merito (23%), l’abitudine di lasciare le finestre aperte per contrastare la diffusione dei virus stagionali. Seguono le problematiche strutturali: infissi inadeguati (17%), guasti agli impianti di riscaldamento (14%) e caldaie obsolete che impongono l’accensione dei caloriferi solo per poche ore (6%).

Per molti studenti, il disagio si traduce in una quotidianità difficile. Se il 51% cerca di resistere senza particolari accorgimenti, il restante si affida a rimedi d’emergenza: quasi un terzo indossa cappotti, sciarpe e cappelli durante le lezioni, mentre un altro 10% arriva a utilizzare coperte o stufe portatili. In alcuni casi, le scuole hanno deciso di trasferire le classi in ambienti meno freddi o di ridurre l’orario scolastico.

Una crisi aggravata da problemi strutturali e gestionali

Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, offre una panoramica delle cause profonde di questa situazione: “Da quando gli edifici scolastici sono affidati agli enti locali, il problema del freddo a scuola è cresciuto di anno in anno. Bilanci in rosso, impianti vecchi e malfunzionanti, edifici poco efficienti sono le principali cause. Inoltre, la pandemia ha lasciato in eredità l’abitudine di tenere le finestre aperte per limitare la diffusione dei malanni stagionali. Una prassi che evidenzia quanto sarebbe stato utile investire in sistemi di aerazione e filtraggio, anziché spendere milioni per banchi monoposto, una decisione più tecnica che politica”.