In una interrogazione parlamentare di undici deputati Pd alla ministra Giannini voene chiesto se sono regolari le abilitazioni all’insegnamento conseguite a pagamento in Romania, anche se in base ad una direttiva dell’Unione europea è possibile richiedere il riconoscimento dell’abilitazione all’insegnamento conseguito all’estero.
La Repubblica riporta sotto i riflettori, attraverso questa interrogazione, quanto anche il n ostro sito aveva evidenziato tempo addietro. Chiede infatti la deputata Pd Mara Carocci, prima firmataria dell’interrogazione: “Ma quali controlli fa il ministro dell’Istruzione per verificare se quei corsi svolti all’estero preparino al meglio i docenti nell’esclusivo interesse dei nostri studenti?”.
{loadposition corso-cooperative-learning}
“Da notizie di stampa – scrivono i deputati – si apprende che molti docenti privi del titolo abilitativo o della specializzazione sul sostegno lo stiano conseguendo all’estero attraverso corsi che non prevedono alcuna prova di ingresso e alcun percorso formativo adeguato”. “Questo fenomeno – aggiungono i parlamentari – diventa macroscopico per quanto riguarda la specializzazione sul sostegno, vista la carenza di personale specializzato”
Grazie all’aiuto di agenzie specializzate che si fanno pagare tra i 7mila e i 10mila euro, risulta possibile, precisa Repubblica, iscriversi a un corso intensivo universitario presso un ateneo di Bucarest o di un’altra città rumena. E nell’arco di sei mesi si ottiene l’abilitazione all’insegnamento. Ovviamente, tutto in rumeno. A questo punto, non resta che tornare in Italia e richiedere al ministero dell’Istruzione – ai sensi della legge comunitaria – di riconoscere il titolo anche nel nostro Paese.
Secondo i parlamentari, in tre anni, “tra il 2012 e il 2014, il Miur ha emanato circa 500 decreti attuativi solo per il riconoscimento dei titoli di abilitazione all’insegnamento conseguiti in Romania”. Ma perchè tanti docenti preferiscono andare in Romania, affrontare spese e rischi per ottenere queste abilitazioni? Uno dei motivi è dovuto al fatto che ottenere il titolo per insegnare alla media e alle superiori, in Italia, è sempre più difficile.
“Che il diritto comunitario sia mantenuto – spiega la deputata dem Mara Carocci – ma va fatta la verifica effettiva che i percorsi corrispondano a quelli italiani. Altrimenti viene penalizzato chi nel nostro Paese fa l’iter di due anni per ottenere una specializzazione. E poi magari si vede scavalcare da qualche furbetto che magari ha 15mila euro da spendere e il titolo se lo va a comprare all’estero. Se i percorsi svolti in Romania sono analoghi a quelli italiani, ben vengano. Ma se così fosse, che bisogno ci sarebbe di recarsi all’estero e spendere soldi?”.
“Con l’interrogazione – conclude Carocci – vorremmo sapere se il ministero ha fatto tutte le verifiche ed è andato a fondo della questione che è molto complessa. Vorremmo capire se esiste il problema al momento sollevato dai media. E se c’è, chi debba muoversi per la soluzione: se noi del Parlamento. Se il governo. Se l’Unione europea”.