Un noto psichiatra ha proposto: tempo pieno per tutti e niente compiti a casa.
Io dico: va bene il tempo pieno, ma perché per tutti? Siete proprio sicuri che sia il toccasana?
A me pare che sia una necessità per molte famiglie in cui entrambi i genitori lavorano tutto il giorno fuori casa. E anche per molti figli unici che, chiusi negli appartamenti delle nostre città, hanno bisogno di stare con dei compagni. Ma conosco anche tanti bambini che patiscono di dover stare 8 ore a scuola. Anche perché tante di quelle 8 ore le trascorrono seduti in un banco.
E non credo a motivazioni pedagogiche o culturali. La mia collega che ha insegnato al ”tempo normale” (8,30-12,30) dice che allora insegnava meglio e più cose che adesso al tempo pieno.
Perciò, vi prego, non impugnate il tempo pieno come una bandiera, come un assoluto, ma guardate la realtà.
La realtà dell’Italia è varia e complessa: non è fatta solo da grandi città ma anche da province, paesi e paesini. Non tutti i genitori lavorano entrambi fuori casa tutto il giorno, ci sono anche contadini, artigiani, commercianti, gente che lavora in casa. Non tutte le famiglie sono nucleari; in tante casi ci sono zii o nonni che possono prendersi cura dei nipoti con vicendevole profitto.
Perché imporre il tempo pieno a tutti? Perché costringere tutti i bambini ad uscire da scuola alle 16,30 quando in inverno il sole già inizia a calare? Perchè non lasciare la scelta alle famiglie che sanno valutare la loro situazione, limitandosi ad offrire delle opportunità?
E poi perché avere così paura del “tempo vuoto”? E non solo quello libero dalla scuola ma anche da tutte quelle attività che impegnano a volte fin troppo i nostri bambini dopo la scuola (nuoto, calcio, catechismo, danza …).
Ormai lo dicono tutti gli psicologi che il vuoto non è affatto un nemico ma è piuttosto un amico, sia dei bambini che degli adulti. Il vuoto può aiutarci a pensare, a fantasticare e a porci il problema di come davvero vorremmo riempirlo…
Adriana Chiotti
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