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Torino, docente in fila alle 5 del mattino per rinnovare il permesso di soggiorno della sua studentessa straniera: rischia di non fare la maturità

Chi sostiene che l’insegnamento è uno mestiere come gli altri sbaglia di grosso: chi lo fa con passione ed empatia verso i propri studenti, arriva a compiere atti che hanno dell’incredibile. Come mettersi in coda alle 5 del mattino, al freddo, davanti all’ufficio immigrazione della questura insieme a decine di stranieri: è accaduto a Torino, dove un’insegnante di italiano e storia, dell’istituto enogastronomico Beccari, ha voluto a tutti i costi accompagnare una sua studentessa di 18 anni, in fila per rinnovare il permesso di soggiorno scaduto, senza il quale non può presentare la domanda per l’esame di maturità.

La ragazza, infatti, è nata a Torino, ma è di origini nigeriane: è maggiorenne dallo scorso maggio e a causa delle lungaggini burocratiche rischia di non ottenere la cittadinanza italiana. Da qui l’intervento della prof, che ha deciso di non abbandonarla e darle una mano, perché davanti a quell’ufficio immigrazione, finito al centro delle polemiche politiche per le code interminabili, “forse vedendoti con una persona dalla pelle bianca ci faranno entrare”.

“Ogni volta che si presentava a fare la fila con suo padre veniva rimandata indietro per qualche problema, non era mai riuscita ad accedere agli uffici e quindi a un certo punto le ho proposto di accompagnarla io”, ha detto la professoressa Baroni all’agenzia Ansa.

La ragazza ha perso la mamma nell’agosto 2023 e da oltre un anno non ha documenti. Non aveva neanche il medico di base.

“Era il novembre del 2023, la madre era mancata da qualche mese e lei non stava bene. Così le abbiamo consigliato di andare dal medico, ma non l’aveva più”, racconta la docente.

La 18enne non ha neppure potuto ritirare il diploma di licenza media e presentare entro il 30 dicembre la domanda per essere ammessa all’esame di Stato. Tutto questo perché bisogna fare da capo la procedura per un nuovo permesso, ma i tempi si sono allungati, visto che manca il certificato di residenza del padre e l’appuntamento all’anagrafe è a fine febbraio.

“Per fare più veloce, ci hanno consigliato di richiedere il permesso per ricongiungimento familiare con la sorella maggiore che è già cittadina italiana – prosegue la professoressa -. Ci hanno dato l’elenco dei documenti, solo quando avrà tutto potrà tornare in questura e solo per chiedere un altro appuntamento per presentare la domanda”.

La prof spiega anche che Rachele “è una ragazza molto brava a scuola, si impegna tantissimo, ma si sente precaria in tutto quel che fa e impotente di fronte ad una macchina burocratica che la manda solo in confusione”.

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Alessandro Giuliani

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