Colpo a sorpresa di Gilda degli Insegnanti che, con una lettera inviata ai presidenti delle regioni, chiede l’indizione di un referendum per l’abrogazione della riforma Moratti.
In base all’articolo 75 della Costituzione, i referendum posso essere indetti con la presentazione di 500 mila firme di cittadini, o con la richiesta di cinque Consigli regionali.
La Gilda motiva tale richiesta sulla base di diverse argomentazioni critiche, tra cui: la riduzione oraria delle discipline, la soppressione di insegnamenti fondamentali, la distinzione delle materie in facoltative e opzionali, l’introduzione di gerarchie tra i docenti e l’abbandono della concezione della scuola come istituzione della Repubblica in favore di una scuola "supermercato" deregolata e autoreferenziale.
La lettera invita i presidenti delle Regioni a fermare la riforma che, secondo la Gilda, determinerà "un progressivo abbassamento qualitativo dei processi di apprendimento e di insegnamento" e conclude con un richiamo ai Governatori regionali, alle responsabilità della classe politica, oltre che della società civile: "la scuola non può né deve essere solo un problema degli insegnanti e dei loro sindacati".
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